Il Tirreno

Empoli

gli avvocati della donna detenuta 

Coppia uccisa: «Sulle valigie non c’è alcuna impronta»

Matteo Leoni

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FIRENZE. Arriverà nei prossimi giorni la decisione del tribunale del riesame di Firenze sulla scarcerazione di Elona Kalesha, la trentaseienne di origine albanese detenuta da dicembre a Sollicciano per il duplice omicidio dei coniugi di Castelfiorentino Shpetim e Teuta Pasho, i cui resti sono stati trovati lo scorso dicembre in alcune valigie abbandonate ai margini di un terreno alla periferia di Firenze, tra la Fi-Pi-Li e il carcere di Sollicciano. Ieri mattina, al termine dell'udienza, i giudici si sono riservati la decisione sull’appello presentato dai legali della donna, avvocati Federico Febbo e Antonio D’Orzi, contro la decisione del gip di non revocare la misura della custodia cautelare in carcere per la loro assistita. La sentenza è attesa a giorni. Nell’appello gli avvocati fanno notare come il Dna di Elona Kalesha non sia stato rilevato sulle maniglie delle valigie dove erano stati nascosti i cadaveri dei Pasho. “L'assoluta incertezza sul fatto che la donna abbia maneggiato”le valigie, sottolineano i legali nel documento, “disarticola il principale elemento indiziario” a suo carico. La consulenza depositata ieri dalla pm Ornella Galeotti stabilisce che il Dna repertato sulle valigie e nell’appartamento di via Fontana, dove sarebbe avvenuto l’omicidio, non appartiene a nessuno dei tre indagati. Non alla Kalesha dunque, ma neppure al fratello Denis Kalesha né all’ex compagno di Elona e figlio dei coniugi uccisi, Taulant Pasho. Un buco nell’acqua degli inquirenti per le difese, secondo le quali l’assenza della prova genetica smonterebbe di fatto tutto il castello accusatorio. Un risultato che non cambia le accuse a carico degli indagati secondo gli investigatori e secondo la procura. Per i carabinieri che conducono le indagini Elona Kalesha avrebbe ucciso quelli che di fatto erano i suoi suoceri per impedire che la coppia rivelasse al figlio che lei aspettava un bambino da un altro uomo. In base alle indagini la donna avrebbe abortito in ospedale a Firenze nell’ottobre del 2015, pochi giorni prima della scomparsa dei Pasho, avvenuta il primo novembre, e della scarcerazione dell’ex fidanzato Taulant Pasho, detenuto nel carcere di Sollicciano fino al 2 novembre. Taulant Pasho, sentito dalla pm Ornella Galeotti, avrebbe detto di non avere mai saputo della gravidanza della trentaseienne, negando di poter essere il padre del piccolo, essendo detenuto. Inoltre, alcuni familiari di Teuta Pasho avrebbero riferito agli investigatori che pochi giorni prima di scomparire la donna aveva manifestato la volontà di parlare col figlio di una cosa che riguardava Elona, e che lui avrebbe dovuto scegliere tra la sua famiglia e la fidanzata. Anche il verbale dell’interrogatorio dell’uomo risulta depositato agli atti dell’udienza che si è tenuta davanti al riesame, che ora dovrà decidere se scarcerare o meno la donna.

Matteo Leoni

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