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Mensa, tariffa piena per i non residenti
Scuola, la decisione del Comune fa storcere il naso a Fratelli d’Italia: «Chi ha tre figli si troverà a pagare 300 euro al mese»
A pochi giorni dal rientro sui banchi, a Capraia e Limite è già polemica. Non c’entrano i Green pass o i tamponi, ma la cara vecchia mensa scolastica. Motivo del contendere, la decisione del Comune di non concedere sgravi fiscali in base all’Isee a chi non è residente nel territorio comunale. Così chi per necessità lavorative, per scelta o perché non ha trovato posto nel proprio comune, si trova a dover pagare per intero la tariffa. Anche perché la mensa per chi fa il tempo pieno, da quest’anno, è obbligatoria. A sollevare la questione, oltre ai genitori degli alunni per i quali si prospetta un aumento dei costi familiari, sono i consiglieri comunali di Capraia e Limite viva, ovvero di Fratelli d’Italia, Nicolò Tani, Manuel Razzuoli e Emanuel Di Mauro. «Abbiamo chiesto un passo indietro – dicono i consiglieri – perché non ci sembra giusto, e soprattutto per aiutare le famiglie già provate da un anno e mezzo difficile. Ci sono genitori che hanno anche tre figli, e si troverebbero a pagare 300 euro di servizio al mese, solo perché vivono in un comune limitrofo. Dall’amministrazione comunale invece ci hanno risposto che la territorialità, cioè la residenza, ha la precedenza». Nei giorni scorsi è stato organizzato anche un incontro tra la dirigenza scolastica e i genitori, sia per parlare dell’agevolazione Isee che dell’obbligo di usufruire del servizio mensa. I genitori infatti chiedevano di poter portare a casa per pranzo i figli che frequentano il tempo pieno come tra l’altro è sempre avvenuto, ma per una normativa nazionale da quest’anno non è possibile. «Anche su questo abbiamo chiesto chiarimenti – dice Emanuel Di Mauro – perché secondo le nostre ricerche, c’è una sentenza del Tar del Lazio che stabilisce la possibilità di portarsi almeno il pranzo da casa, ma per ora nemmeno questa opzione non è possibile nelle scuole di Capraia e Limite. Adesso vogliamo vedere come si muoverà il sindaco, Alessandro Giunti, perché su quello che potrebbe fare, cioè le agevolazioni Isee, non ha fatto niente». E proprio il primo cittadino risponde alla polemica di Fdi: «Ero presente alla riunione di venerdì tra i genitori e la dirigente scolastica, e vorrei precisare che come Comune, anche noi subiamo questa normativa nazionale sull’obbligatorietà della mensa. Per noi, si tratta di 70-80 bambini in più a cui dobbiamo garantire il servizio, stiamo pensando di riaprire i termini per le agevolazioni per venire incontro alle famiglie – spiega Giunti – Comprendiamo benissimo i problemi e i sacrifici che fanno». Al Comune, ogni bambino che usufruisce della mensa costa 5,50 euro a pasto, con le agevolazioni le famiglie pagano 4,90 euro: 60 centesimi che vanno poi messi nel bilancio. «Il Comune con questa decisione non c’entra nulla, per la questione dell’Isee invece capiremo come intervenire, ma si sta parlando di poche famiglie, forse 5 o 6».
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