Sicurezza
Quasi cinquecento contro il progetto del centro nell’ex teatro
Un comitato contro il lavoro portato avanti dal Comune: «Vogliamo che la scelta passi da un referendum»
GAMBASSI. A sabato scorso hanno raccolto 477 firme contro il progetto di recupero presentato dall’amministrazione comunale per l’ex teatro in piazza Di Vittorio.
Un edificio dismesso da decenni, prima di proprietà del Demanio, ora passato all’amministrazione comunale che ha lavorato su un progetto per realizzare un centro polivalente.
Ma questo recupero non piace a una parte di gambassini che hanno deciso di sostenere un’altra idea. E hanno lanciato una petizione su Chenge.org. In più hanno costituito il comitato “Salviamo il teatro”.
«Chiediamo – si spiega dal comitato – che l’intervento sull’ex teatro venga sospeso e che si dia inizio a un confronto serio e responsabile sulla presa di posizione espressa da tanti cittadini».
«Sappiamo che l’iter di abbattimento e ricostruzione sta proseguendo secondo quanto deliberato dagli organismi competenti – vanno avanti – chiediamo però che il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali si facciano carico anche dell’opinione di tanti cittadini espressa nella petizione».
E spiegano : «Lo statuto comunale, all’articolo 46, prevede lo strumento del referendum qualora una controversia divida l’opinione pubblica: ebbene, questo è un caso da sottoporre a referendum. Perciò, se l’amministrazione non intende ridiscutere l’intervento, ricerchi almeno un’ulteriore legittimazione dei propri atti ponendo il quesito a tutta la popolazione. Non sarebbe certo difficile raccogliere le 200 firme necessarie per indire il referendum da parte del costituendo Comitato Salviamo il Teatro, però sarebbe ancora più semplice (e in tempi più stretti), a norma statutaria, se lo stesso consiglio comunale proponesse il referendum».
«Un atto del genere rappresenterebbe comunque sia l’esigenza di attestarsi, come amministrazione, sulle scelte fatte – spiegano ancora dal comitato – sia di dare soddisfazione alle centinaia di persone che invece propongono soluzioni alternative. Un atto di democrazia che rimarrebbe negli archivi del Comune e che ricucirebbe in modo definitivo lo strappo ben testimoniato dalla sottoscrizione della petizione che è stata lanciata».
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