Centro tutto chiuso si torna indietro: aprire è una rimessa e i turisti sono pochi
I commercianti: «Già dalla fine di luglio è iniziato il deserto e chi è in smart working può farlo anche dalla casa al mare»
Marco Pagli
EMPOLI. Le vacanze concentrate a causa del Covid, gli uffici chiusi, le incertezze legate all’emergenza sanitaria. E poi lo smart working, che ha “permesso” a molti di poter sfruttare maggiormente la seconda casa, e il grande caldo, che ha amplificato tutto.
Il risultato è una città tornata di colpo a venti anni fa: deserta in un agosto torrido. Strade vuote, centro storico spopolato, saracinesche abbassate per la maggior parte delle attività. Una Empoli che è tornata “chiusa per ferie” come non succedeva da anni.
L’inversione di tendenza - una tendenza che aveva visto sempre più spalmarsi le chiusure durante tutto il periodo estivo e spegnere completamente o quasi i motori solo per pochissimi giorni a ridosso di Ferragosto - è stata netta.
«In qualche modo ce lo aspettavamo – spiega Gianluca D’Alessio, responsabile Confesercenti per la zona Empolese Valdelsa – dopo il periodo delle chiusure e una riapertura in giugno e luglio, che ha fatto registrare numeri buoni, è comprensibile che in agosto ci sia stato un forte rallentamento delle attività. Per molti settori commerciali, come ad esempio quello dell’abbigliamento, i saldi sono andati positivamente e terminati quelli è inevitabile che si assista ad un calo nel cuore dell’estate. Per le attività di somministrazione e ristorazione è ovvio che la chiusura degli uffici e la mancanza di eventi in agosto abbia ridotto fortemente le presenze. Tutto ciò ha portato alla considerazione che è più conveniente chiudere in agosto, perché stare aperti sarebbe stata una rimessa in termini di utenze e personale».
Considerazione confermata in pieno da chi ha un’attività e ha deciso di chiudere in queste settimane. «Già dalla fine di luglio si è avvertito un calo – afferma Antonio Sabatino, titolare del bar Leontina e referente territoriale di Ristoratori Toscana – poi in agosto è iniziato il deserto. Abbiamo provato a tenere aperto alcuni giorni, ma le spese superavano gli incassi. Molte attività hanno addirittura chiuso prima del periodo prestabilito, specie chi ha dipendenti, perché era assurdo rimanere aperti senza vedere un cliente. I turisti sono pochissimi rispetto agli ultimi anni, anche rispetto all’estate del 2020. Mentre per gli empolesi le ferie si sono concentrate ad agosto, senza dimenticare che con lo smart working molti di coloro che hanno una seconda casa hanno preferito andarsene piuttosto che rimanere in città. Inoltre, con l’ondata di caldo che ha interessato tutto il mese anche chi non è partito è rimasto in casa durante il giorno».
Di sicuro, specie per le attività di somministrazione, a pesare sono state anche le incertezze legate all’emergenza sanitaria. Ancora di più rispetto alla scorsa estate.
«Da un anno e mezzo viviamo in balia degli eventi – prosegue Sabatino – anche l’ultima decisione sull’introduzione del Green pass, che a mio avviso è discutibile perché non risolve certo la questione dei contagi, ha ulteriormente spaesato le persone. Molti non capiscono e magari preferiscono non entrare nemmeno in un bar o in un ristorante perché temono sanzioni. È assurdo perché a pagare sono sempre le attività, le stesse che hanno subito i colpi più duri dal marzo dello scorso anno».
Gli occhi, comunque, adesso sono puntati a settembre, quando la macchina si rimetterà in moto.
«Di una cosa siamo certi – conclude il referente di Confesercenti dell’Empolese Valdelsa Gianluca D’Alessio – se torneremo a nuove chiusure dalle prossime settimane sarà un’ecatombe. È necessario un equilibrio tra salute e apertura delle attività perché tutti si sono indebitati e hanno investito per rimanere in piedi finora».
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