Carenza di infermieri, ne mancano 24 «L’attività dei reparti è a rischio»
L’allarme della Cgil: «Dobbiamo fare i conti anche con un alto numero di pensionamenti, quest’anno saranno 400 nell’Asl»
Viola Centi
EMPOLI. «A Empoli mancano almeno 23-24 infermieri, in tutta la Asl Toscana Centro 136». La denuncia arriva da Simone Baldacci, coordinatore Funzione pubblica Cgil Usl Toscana centro. I sindacati da tempo lamentano una carenza di personale cronica in tutto il sistema sanitario toscano, che con il Covid si è aggravata, a Empoli ma non solo. «Questo mese forse la “sfanghiamo”, ma non si possono riaprire i reparti dedicati senza una programmazione sul personale – spiega Baldacci – la prima ondata l’abbiamo retta, ci aspettavamo di essere pronti per quelle successive, invece siamo sempre a rincorrere l’emergenza, manca una strategia, una visione». Da giugno i sindacati denunciano che in tutta la Asl centro mancano - oltre ai 136 infermieri - anche 80 operatori sociosanitari e 23 ostetriche, numeri che difficilmente potranno essere azzerati in breve tempo. Mentre gran parte dei toscani si trova in vacanza, i contagi aumentano, i reparti Covid riaprono, e negli ospedali si richiama il personale dalle ferie. «Tanti infermieri vanno anche a fare i vaccini nei centro – racconta Baldacci – tanti servizi essenziali sono chiusi per le ferie, ma ci chiedono di riaprire i reparti Covid, anche d a un giorno all’altro, ma con quale personale?”. Da considerare inoltre l’alto numero di pensionamenti di questi ultimi anni: spinti anche dalla pandemia, nel 2020 sono andanti in pensione 400 infermieri, «mentre negli anni precedenti si marciava su una media di 200 all’anno, e per il 2021 ce ne aspettiamo anche di più di quattrocento».
Secondo il sindacato, il sistema sanitario toscano rischia di implodere su questa mancanza di personale, soprattutto senza una programmazione. «Durante la prima ondata, abbiamo visto con i nostri occhi il sistema sanitario toscano cambiare radicalmente in una settimana, tanto di cappello a tutti noi. Ma in un anno, cosa è cambiato? Non possiamo vivere e lavorare sempre in emergenza, a un certo punto la dobbiamo gestire, trattare come quotidianità. Invece siamo sempre a rincorrere, con queste piccole bombe pronte ad esplodere: non ci sono solo i pensionamenti, c'è anche il bubbone delle residenze per anziani». Un capitolo doloroso, le Rsa, dove in un anno e mezzo di pandemia si sono spenti gli anziani, dove si sono perse per sempre le memorie di interi paesi. «Il modello toscano è crollato – dice Baldacci – ci sono lavoratori con contratti da fame, che appena possono scappano, giustamente. Adesso hanno chiesto alla sanità pubblica di mandargli 40-50 infermieri, perché non li trovano, ma anche nel pubblico non ci sono». Il problema è che se le Rsa non riescono a trovare il personale, gli anziani rischiano di finire in ospedale, anche per le cure essenziali. «Per adesso sono 30 infermieri che si sono spostati in Rsa, ma anche la volta prossima saranno altrettanti. Che poi, se non gli arriva il personale, sono costretti a inviare gli assistiti in ospedale». Una situazione che rischia di veder presi d'assalto i reparti di degenza, in un momento critico. «Che poi per esempio proprio a Empoli, se c'è un medico nuovo o senza specializzazione, non se la prende la responsabilità di mandarli a casa, li ricoverano e si intasano i reparti». Ci sarebbero anche forti criticità alla centrale di tracciamento, dove i 130 ragazzi che lavorano con contratti Co.co.co sono stati dislocati tra la centrale della Fortezza e i centri vaccinali, dove operano nell’ufficio di accoglienza. Il sindacato annuncia battaglia da settembre, se non ci saranno risposte dalla Regione e dall’assessore: «Stiamo pensando a una mobilitazione. Perché anche se domattina ci assumessero 140 infermieri, è evidente che manca una strategia per il futuro».
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