Toscana
“Cure del sole”, la vacanza dei bimbi era soprattutto l’occasione per sfamarsi
La Colonia Elioterapica al Castello di Oliveto nei ricordi di chi ci veniva ospitato per sfuggire all’umidità delle case
il racconto
Nella salita che porta al Castello di Oliveto, una catena delimita l’accesso a una stradina che si perde nel bosco. L’area, ormai coperta dalla vegetazione, non sembra rivestire particolare importanza.
Eppure, fu proprio qui che il fascismo realizzò una Colonia Elioterapica, dove venivano portati quotidianamente i bambini delle famiglie più povere di Castelfiorentino affinché potessero godere dei benefici della luce del sole, particolarmente indicata per la prevenzione di numerose patologie (quella più nota era il rachitismo infantile).
Inaugurata nel 1929 e fortemente voluta dal podestà di Castelfiorentino, Piero Peruzzi, la Colonia Elioterapica di Oliveto era soltanto una delle decine di migliaia che il regime fascista realizzò in Italia in questo periodo, facendo tesoro dell’esperienza delle prime colonie climatiche fondate da alcuni privati già nel XIX secolo. Quella di Oliveto rimaneva aperta circa un mese, tra luglio e agosto, e per molti bambini rappresentava di fatto l’unica “vacanza” che potevano permettersi, oltre all’attività balneare sul fiume Elsa.
«Vivevo in una casa buia e umida in via Tilli – ha lasciato scritto Luigina Rigacci, all’epoca una bambina – e ogni mattina d’estate un camioncino ci portava a Oliveto per fare la “cura del sole”. Ci veniva offerto il pranzo, poi nel tardo pomeriggio ci riportavano a casa».
Strumento emblematico di quella irreggimentazione dell’infanzia e dell’adolescenza che rientrava in un più ampio disegno di “nazionalizzazione delle masse” voluto dal regime, le colonie elioterapiche furono organizzate dal fascismo in modo capillare, interessando quasi tutti i comuni italiani.
La cerimonia dell’alza bandiera, il saluto romano e altre manifestazioni inneggianti al Duce erano la regola, e la Colonia Elioterapica di Oliveto non faceva eccezione.
Sarebbe tuttavia errato pensare a un’opera imponente, sull’esempio di altre realizzazioni del regime.
La Colonia di Oliveto era costituita infatti da una struttura relativamente leggera, non c’era un vero e proprio edificio.
«Non era una costruzione– ha precisato Vasco Dani, vissuto in un podere nei pressi del Castello fino al 1996 – ma un muro che reggeva una tettoia, con due o tre colonne in mattoni.
In quell’area veniva preparato da mangiare. All’aperto i ragazzi giocavano, facevano ginnastica, ma soprattutto placavano un antico appetito» che purtroppo avevano.
Durante la seconda guerra mondiale, una Colonia Elioterapica viene segnalata anche all’interno della scuola elementare. Essa fu intitolata al Tenente Renato Lepri, giovane insegnante elementare caduto sul fronte greco-albanese il 31 dicembre 1940.
In pratica, oltre all’esposizione al sole e all’esercizio fisico, un aspetto non secondario dell’attività della Colonia Elioterapica era quello di offrire un pasto ai bambini delle famiglie meno abbienti.
Fu anche questo, con ogni probabilità, uno dei motivi del suo successo, e la ragione per cui – all’indomani della Liberazione – l’esperienza della Colonia sopravvisse al fascismo stesso.
Già nell’estate del 1944, nelle settimane successive alla Liberazione di Castelfiorentino, una Colonia Elioterapica comunale sorse infatti nei pressi di una Tabaccaia della Fattoria di Meleto. «Era più per sfamare che per altro – osserva Maresco Martini, che l’ha frequentata – in quanto l’aria all’interno della tabaccaia era impregnata del tabacco da sigari. Non sto a dirti gli starnuti».
E Martini aggiunge ancora : «Noi bambini si arrivava a piedi dalla frazione di Castelnuovo, mentre quelli di Castelfiorentino li portavano dal centro con un camion».
Ma fu soprattutto nel dopoguerra che una nuova “Colonia elioterapica comunale” sorse a Villa Giuliana grazie agli “aiuti internazionali”.
Inaugurata nel 1948, vi collaborarono anche le donne delle prime organizzazioni femminili (come l’UDI, Unione Donne Italiane), da sempre attente ai problemi dell’infanzia.
Una rara pubblicazione, che è stata riportata alla luce di recente, ha consentito di riscoprirne e documentarne la vita quotidiana.
Il refettorio era all’aperto ed era presente anche una tenda adibita al “pronto soccorso”. Le giornate trascorrevano in modo spensierato, ma anche costruttivo, alternando il lavoro allo svago, la conversazione al canto.
La conclusione delle attività della Colonia era sancita da una grande festa al Teatro del Popolo, dove i bambini si esibivano sul palco. Non sappiamo per quanto tempo la Colonia Elioterapica di Villa Giuliana svolse la sua funzione.
Dalla fine degli anni Cinquanta, con l’avvento del “miracolo economico” e la diffusione di massa dell’automobile, le colonie persero progressivamente la loro importanza, fino all’inevitabile chiusura.
Tuttavia, esse rappresentarono un fattore di “continuità” tra il Fascismo e l’Italia repubblicana, durante il periodo della ricostruzione post-bellica.
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