La manifestazione
Classi con trenta studenti e aule piccole anche con i vaccini rischio scuola da casa
I dirigenti: «Ancora non abbiamo notizie dal Ministero e in un anno non è stato fatto niente. Neppure per i trasporti»
Viola Centi
EMPOLI. «Il vaccino prima si fa, meglio è. Altro che aspettare. Bisogna sbrigarsi. L’inizio delle scuole è vicino». È l’appello di Chiara Azzari docente di pediatria all’università di Firenze e direttore scientifico didattico dell’ospedale pediatrico Meyer.
Già, l’inizio della scuola sarà tra poco più di un mese, e tra vaccini, green pass e organizzazione sui controlli da effettuare agli ingressi, c'è ancora da attendere.
«Aspettiamo di sapere dal Ministero» dicono i dirigenti scolastici dell’Empolese Valdelsa, ancora ignari di cosa potrebbe accadere a settembre. «Siamo pronti, perché l’anno scorso ci siamo organizzati bene al rientro sui banchi – spiega Gaetano Flaviano, dirigente scolastico di Ragioneria e istituto professionale a Empoli – per il resto, non sappiamo nulla ancora. Sul green pass, se ci verrà richiesto, lo faremo, staremo a vedere. Credo che i docenti delle mie scuole siano al 90% vaccinati, io l’ho già fatto».
Flaviano in questi mesi ha anche chiesto un finanziamento pubblico e tramite il decreto sostegni, ha ottenuto 33mila euro per i dispositivi di sicurezza della scuola. «Con quei soldi ho acquistato del macchinari per le aule che purificano l’aria – dice Flaviano – e se ci saranno altri bandi, parteciperemo».
M olti giovani sopra i 12 anni si stanno vaccinando, anche in vista del rientro a scuola, proprio per evitare di dover tornare alla didattica a distanza. «Io ho due figli di 22 e 27 anni, proprio oggi (ieri, ndr) sono andato a accompagnare uno di loro a fare il vaccino, e ho visto tantissimi ragazzi in fila. Questi ragazzi sono più sensibili di tanti ultracinquantenni, tutto quello che gli è stato chiesto lo hanno fatto, tanto di cappello. Però il Covid poteva essere un’occasione di cambiamento per la scuola, invece siamo ancora con le prime che si compongono a 27 studenti, non a 20, con aule da 70 metri quadri. Il Covid poteva portare a un cambiamento auspicabile sia per il sistema scolastico che per quello sanitario, proprio il mondo andrebbe ripensato dopo il Covid, ma io sono solo un piccolo preside abbandonato a se stesso».
Sulla stessa linea, la dirigente scolastica del liceo scientifico Pontormo, Filomena Palmesano: «In via Sanzio c'è un polo da 4000 studenti, credo che ad oggi ce ne siano 500 vaccinati – dice – dobbiamo mettere questi ragazzi in condizione di vaccinarsi, con procedure snelle e veloci, perché il 15 settembre ricominciamo la scuola, e la Dad con questi numeri sarà inevitabile». Insomma, fare presto e bene.
E i professori? «Io sono stata la prima a vaccinarmi appena si sono aperte le prenotazioni, e poi ho fatto una campagna di sensibilizzazione tra i docenti – spiega Palmesano – credo che ormai abbiano fatto quasi tutti anche la seconda dose». Gli adulti come esempio per i giovani, «non solo per la scuola, ma anche per vivere».
Per il personale, non solo docenti, ma anche collaboratori scolastici, bidelli, amministrativi, che invece ancora non hanno provveduto alla vaccinazione «il Ministero dovrà dirci come comportarci».
Restano i problemi di affollamento delle aule e dei trasporti: «In un anno, niente è stato fatto, siamo ancora con classi di 29-30 ragazzi, e i bus anche quelli aggiunti lo scorso anno, non bastavano. Noi ricominceremo con gli orari scaglionati, ma se abbiamo solo il professori vaccinati e i ragazzi no, il ritorno alla Dad sarà inevitabile».
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