Il Tirreno

Empoli

raccolta di firme 

In 120 contro l’abolizione degli eventi a Serravalle

In 120 contro l’abolizione degli eventi a Serravalle

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EMPOLI. «Ci hanno rubato l’estate», questo il titolo della lettera aperta inviata all’amministrazione, con una raccolta di firme che ne conta circa 120, contro la cancellazione delle iniziative che si tengono nel parco di Serravalle.

In particolare in questo periodo si teneva “Pubblicamente insieme” organizzata dalle Pubbliche assistenze e poi il “Beat festival” organizzato dall’amministrazione comunale e che comunque è previsto a fine mese con le nuove disposizioni del governo e con l’obbligo del green pass.

I 120 firmatari della lettera aperta, rivolgendosi alla sindaca Brenda Barnini e all’amministrazione comunale spiegano di essere un gruppo di cittadini empolesi «profondamente delusi per la cancellazione di tutte le manifestazioni che ogni anno animavano il parco di Serravalle nei mesi estivi. La perdita per la città e per i cittadini è gravissima perché viene a mancare un importantissimo punto di socialità e di aggregazione». «Sparisce uno spazio di svago estivo – vanno avanti nella lettera aperta – che si rivolgeva a persone di tutte le età. Si perde la possibilità di divertirsi e uscire di casa, specialmente se non si hanno troppi soldi da spendere».

«Si perdono le abitudini come la partita a carte – vanno avanti – senza la consumazione obbligatoria, la spensieratezza di trascorrere due ore all’aperto con un po’ di musica, spariscono le riunioni familiari e tra amici, in particolare dopo quello che successo con la pandemia».

«Si perdono gli anziani – aggiungono ancora – che, lasciati soli nelle proprie abitazioni, non hanno più occasioni per mantenersi in attività. Si perde la possibilità per le famiglie e per le persone sole di trascorrere un po’ di tempo libero in un luogo protetto. Si perdono iniziative culturali, si perdono momenti di riflessione, serate in cui figli, genitori e nonni potevano divertirsi insieme».

E concludono: «Eliminare le serate al parco può comportare isolamento sociale e aumento della depressione in quella parte della popolazione che non può lasciare la città, le fasce meno protette, quelli che hanno più sofferto durante la pandemia. Per questo chiediamo al sindaco e all’amministrazione le motivazioni che hanno portato a questa decisione che ci lascia sbigottiti».

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