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La guerra a fianco del generale Garibaldi Il racconto nelle lettere dei giovani castellani

alessandro spinelli;
La guerra a fianco del generale Garibaldi Il racconto nelle lettere dei giovani castellani

In questi giorni ricorre l’anniversario della battaglia di Bezzecca in cui si arruolò Enrico Biscardi. Con lui anche altri 32 compaesani 

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la storia

alessandro spinelli

«Sono dispiacente di essere andato via di casa senza avervi detto niente. Ma la passione di potere entrare nelle file dei volontari fece si che io a nessuno facessi parola affine di non essere impedito».

Con queste parole Enrico Biscardi, ventiduenne e unico figlio maschio di una famiglia povera, si scusava con il padre per avergli nascosto una scelta che molti giovani come lui considerarono assolutamente irrinunciabile: combattere per l’Unità d’Italia al fianco di Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei due mondi, un mito per una generazione cresciuta con i valori del Risorgimento.

Il documento è solo uno dei tanti che ci aiutano a cogliere lo spirito del movimento garibaldino a Castelfiorentino, tra i più numerosi e attivi della provincia di Firenze.

Nel 1866 Garibaldi stava organizzando il Corpo dei Volontari italiani per invadere il Trentino, con la speranza di assestare un colpo decisivo all’Austria-Ungheria. Il momento sembrava propizio, anche in seguito all’alleanza che l’Italia aveva siglato con la Prussia.

Castelfiorentino rispose subito all’appello del sindaco, Antonio Del Pela, che dette l’esempio arruolandosi come “milite comune” nelle schiere garibaldine. Intorno alla sua persona si raccolsero trentadue volontari: di questi, otto erano di famiglie che versavano in stato di povertà come Pellegrino Gherardini, falegname, Gaetano Lemmi, arruolato sebbene avesse la moglie incinta, o Guglielmo Baglioni, che aveva lasciato a casa la moglie con due figli piccoli.

Allo scopo di offrire alle famiglie dei volontari un sostegno economico, si costituì un Comitato per la raccolta di fondi, che nel volgere di poche settimane raccolse ben 1189 lire.

Un altro comitato di sole donne si occupò di raccogliere teli di lenzuola usate, da cui furono ricavate più di 220 bende di varie dimensioni da utilizzare per i feriti.

I garibaldini di Castelfiorentino rappresentavano un po’ tutte le classi sociali: c’erano giovani del ceto medio, come il futuro ingegnere Ippolito Fiorini (figlio del futuro sindaco, Girolamo Fiorini) o il veterinario Angiolo Lambardi; impiegati, come Enrico Bastianoni; “caffettieri” come Pompilio Longi o Leone Leoncini. Ben rappresentati erano gli artigiani, come il fabbro Enrico Ciapetti, o i calzolai Francesco Rosi e Lambardi Tancredi.

Numerosi i falegnami, come Pellegrino Gherardini, Gaetano Lemmi, i fratelli Gori (Leopoldo e Angiolo), piccoli commercianti come Sabatino Giannelli, Torello Ferroni e Roberto Duval, e i braccianti agricoli, come il “veterano” Mariano Tani, Gaetano Borgiotti, Giuseppe Bagnoli.

L’età dei volontari (in media circa 23/24 anni) andava dai giovanissimi sedicenni come Ippolito Fiorini e Roberto Duval al quasi quarantenne Leone Leoncini.

I volontari castellani partirono con grande entusiasmo, ma soprattutto con l’orgoglio di appartenere alle schiere garibaldine. “Ora che siamo prossimi a una solennità – scrive ad esempio Bastianoni il 21 giugno – non manco di informarvene. Si tratta nientemeno che, dopo avercele fatte sospirare, domani l’altro ci daranno le nostre Camicie Rosse (mi pare anche il suo tempo!!!!).

“In quanto ai nostri paesani - scrive Mariano Tani il 2 luglio - si trovano tutti in salute. Tutti anelano il momento di entrare nella zuffa a principiare dal nostro sindaco che ci da istruzioni da vero soldato”.

Nelle sue memorie, Garibaldi avrebbe portato i suoi volontari come esempio di “bella e focosa gioventù, sempre pronta a combattere per l’Italia”.

Sarebbe stata questa gioventù a decretare la vittoria delle camicie rosse nella memorabile battaglia di Bezzecca, il 21 luglio 1866: l’unica, dopo le sconfitte subite dall’Esercito e dalla Marina a Custoza e a Lissa, riportata dall’Italia durante la Terza Guerra di Indipendenza.

Dal ricordo di questa campagna militare, e dall’apporto dei volontari castellani, sarebbe scaturita la successiva visita di Garibaldi a Castelfiorentino nell’agosto 1867, con pernottamento nella Villa Giannini di Petrazzi.

Una dimora ancora oggi perfettamente conservata con gli stessi cimeli dell’epoca. E che nel 2019 è stata visitata anche da Annita Garibaldi Jallet, pronipote dell’Eroe dei due mondi. —

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di Redazione web