Il Tirreno

Empoli

Commemorazione dell’Eccidio «Empoli è una casa plurale»

Commemorazione dell’Eccidio «Empoli è una casa plurale»

Le parole del presidente del consiglio comunale in piazza 24 luglio  

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EMPOLI. Si è tenuta la commemorazione del settantasettesimo anniversario dell’eccidio del 24 luglio 1944 avvenuto nella piazza denominata con la data in cui ventinove cittadini empolesi furono fucilati per rappresaglia dai nazisti.

È stata prima celebrata la messa nella chiesa di Sant’Agostino, in via dei Neri. A officiarla don Guido Engels . Erano presenti rappresentanti della giunta comunale, dei Comuni di Montelupo, Fucecchio, Vinci e delle forze dell’ordine, il senatore Dario Parrini, le associazione dei carabinieri, l’Aned Empoli, la Misericordia, lo Spi Cgil e le Pubbliche Assistenze Riunite Empoli.

Dopo la messa, è partito il corteo con in testa il gonfalone comunale che ha raggiunto piazza 24 Luglio dove è intervenuto Alessio Mantellassi, presidente del consiglio comunale di Empoli con delega alla cultura della memoria, dopo aver deposto una corona d’alloro alla lapide: «Questa piazza era piazza del mercato, la piazza della frutta, poi è diventata piazza 24 Luglio. Questo luogo è in costante trasformazione. Tutti gli anni vediamo l’evoluzione di un qualcosa di diverso. Oggi il palazzo dell’ex Sert si sta pian piano trasformando verso una nuova vita con funzioni a servizio del centro storico e non solo. La targa che ricorda i ventinove fucilati è tornata a essere chiara e leggibile. Significa che questo luogo ha saputo mantenere la propria identità e la propria storia. Credo che non ci sia miglior modo di fare memoria se non questo. Non fossilizzare i luoghi sotto una teca ma renderli vivi con il passaggio della nostra vita quotidiana».

« Questo è il senso di mantenere legata questa piazza alla storia e rendergli omaggio con le vite di ognuno di noi – ha continuato – Non siamo disponibili a mettere in dubbio la nostra identità e dopo 77 anni il 13 settembre faremo un consiglio comunale aperto per ricordare la liberazione della città e di Empoli. Perché quella tappa, quella fase deve essere un momento condiviso da tutta la città che festeggia la fine della tirannia e l’inizio della fase democratica. La nostra città ha un profilo chiaro, netto, essere democratica e antifascista e dobbiamo essere casa plurale di tutti, perché essere consapevoli della nostra identità non è uno strumento per aggredire e chiudersi». —

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