La manifestazione
È scomparso William Lucchesi, ex partigiano e storico commerciante
Funerali a Santa Maria. Protagonista della Resistenza in Toscana ed Emilia, aveva gestito poi il bar Cristallo
Empoli. Empoli perde un altro pezzo della sua storia più lucente, uno degli ultimi rimasti tra i testimoni diretti di un periodo difficile e glorioso. William Lucchesi, partigiano comunista protagonista della Resistenza in Emilia e Toscana e dal dopoguerra residente nella frazione di Santa Maria, si è spento ieri all’età di 95 anni nella sua casa in via Pio La Torre. Combattente della prima ora con il nome di “Tito”, aveva partecipato alla guerra di Liberazione in prima persona dando tutto senza chiedere niente in cambio. A Empoli si era stabilito nella seconda metà degli anni Quaranta per lavorare prima come rappresentante e poi come commerciante, al timone dello storico Bar Cristallo e in seguito titolare di un negozio di abbigliamento in viale Petrarca.
Rimasto fuori dalle luci dei riflettori, dalle menzioni d’onore e dagli allori delle celebrazioni per decenni, solo negli ultimi dieci anni si era avvicinato alla sezione empolese dell’Anpi per contribuire alla diffusione della memoria. Con i giovani antifascisti che hanno rilanciato l’iniziativa dell’associazione dei partigiani sul territorio a partire dagli anni Duemila aveva stretto un legame strettissimo e molte sono state le occasioni in cui William Lucchesi aveva portato il suo contributo. Come durante l’inaugurazione della nuova sede dell’Anpi all’interno della casa del popolo di Santa Maria. Nel marzo del 2017 era stato tra i partigiani del territorio insigniti della “Medaglia della Liberazione” dall’allora prefetto di Firenze Alessio Giuffrida. Assieme a lui Dario Del Sordo, Gianfranco Carboncini (entrambi deceduti negli ultimi anni), Paolo Baggiani, Mario Frosini e Ugo Morchi. «William Lucchesi era una persona eccezionale – racconta il vicepresidente della sezione Anni di Empoli, Alessandro Cioni – nato a Lugo, in provincia di Ravenna, nel 1926. La madre morta quando lui era ancora giovane e il padre ammazzato di botte dai fascisti. Anche lui era stato preso di mira dalle squadracce per il suo nome, che la madre aveva voluto dargli in onore di un eroe di un’opera di cui era appassionata. Un nome non italiano e da cambiare. William aveva dimostrato di non volersi piegare di fronte ai soprusi e aveva subito pesanti ritorsioni». Fin quando aveva deciso di andare sui monti bolognesi e diventare “Tito”. Non aveva 20 anni e già aveva partecipato come gappista della 7° brigata alla battaglia di Porta alle Lame a Bologna, all’attacco alla Casa del fascio e alla spedizione nel carcere del capoluogo emiliano, con la quale insieme ai compagni riuscì a liberare i prigionieri detenuti. Proprio in una di queste azioni, tuttavia, venne riconosciuto da un fascista del luogo e fu costretto a spostarsi in Toscana. Arrivò a Siena a piedi per aggregarsi alla Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini”, nella quale proseguì la lotta fino alla fine del 1944. Quindi si arruolò nel gruppo di combattimento “Cremona” - dove militavano anche partigiani provenienti da Empoli - che contribuì nella primavera del 1945 alla liberazione della città di Alfonsine, luogo simbolo della Resistenza. Lungo il suo percorso politico entrò in stretto contatto con il comandante Ilio Barontini, che lo addestrò, e con Arrigo Boldrini, meglio conosciuto come comandante “Bulow”. E strinse amicizia con personaggi del calibro di Giorgio Napolitano e Luciano Lama. La storia del partigiano “Tito”, però, si concluse con la fine della guerra. A quel punto ricominciò la vita di William, che si trasferì a Empoli per lavorare, senza più fare menzione della sua storia. Aveva intrapreso la carriera di rappresentante e poi di commerciante.Lascia la moglie Mirella, i figli Anna e Arturo e le nipoti Rachele, Rebecca e Olivia. Le esequie si sono tenute mercoledì 14 nella chiesa di Santa Maria. —
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