Il Tirreno

Empoli

LA TESTIMONIANZA

Ex addetta alle pulizie: «Ho un'invalidità del 60 per cento, nessuno mi fa lavorare»

Marco Pagli
Federica Frattarelli
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Federica Frattarelli

Ex addetta alle pulizie di una cooperativa del settore sanitario da tre anni bussa invano alle porte di aziende private e di enti pubblici

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EMPOLI. Un passato come lavoratrice delle pulizie in una cooperativa operante nel settore sanitario e un presente da invalida, inserita in categoria protetta e iscritta al collocamento mirato. Ma trovare lavoro è impossibile. A Federica Frattarelli, 44enne empolese, tre anni fa è stata riconosciuta un’invalidità al 60% e da allora è iniziato un calvario lavorativo che non ha ancora avuto esito. «Ho contattato centinaia di aziende, Comuni e uffici pubblici, ma in tre anni nessuno mi ha aiutato».

Una via crucis iniziata nel 2018, che finora non ha permesso alla donna di esercitare il proprio diritto a svolgere un lavoro adeguato alla propria condizione né in ambito privato, né tanto meno in quello pubblico. «Tutto è cominciato dai forti mal di schiena che avvertivo lavorando come addetta alle pulizie di una cooperativa – racconta Federica Frattarelli – quando non ce l’ho più fatta ho contattato il medico e ho fatto delle analisi che hanno riscontrato delle gravi ernie nella zona lombo-sacrale. Mi è stata data l’invalidità al 60% e ho iniziato da subito a cercare un lavoro perché ne ho bisogno e perché nella mia vita ho sempre lavorato. Avevano detto che non sarebbe stato difficile trovare un impiego e invece. Mi sono rivolta al centro per l’impiego, ma non ho mai ricevuto delle proposte. Quindi mi sono messa a cercare gli annunci rivolti alle categorie protette delle aziende private: ho inviato centinaia di curriculum, ma anche in questo caso l’esito è sempre stato negativo. In questi tre anni ho provato anche a contattare i Comuni: quello di Empoli alcuni mesi fa mi aveva detto che c’era una posizione disponibile alle Poste e che mi avrebbero fatto risapere, tuttavia ancora sono in attesa. A questo punto sono frustrata e non so più cosa fare».

Frustrazione e impotenza che sono state raccolte anche dal marito della donna, David Rossi, in una lettera inviata ad istituzioni e organi di stampa per sensibilizzare su una vicenda assurda. «Meno male che le leggi vigenti avrebbero dovuto dare più tutele e garanzie a chi è iscritto al collocamento mirato – spiega – forse sull’isola che non c’è, ma non in Italia. La crisi pandemica ha influito certamente in maniera negativa sulla situazione occupazionale già precaria prima del Covid, ma che dal 2018 non ci sia stata una sola prospettiva occupazionale per una persona invalida civile non può essere accettabile in un Paese “democratico». È cosa assolutamente vergognosa che anche da parte delle istituzioni ci sia stato un blando interesse e che non ci sia attenzione verso queste situazioni. Tutelare le fasce più deboli dovrebbe essere una cosa normale in un Paese civile, ma in Italia non è così». L’amarezza per questa vicenda gronda anche dall’appello lanciato affinché la donna possa finalmente trovare un impiego che le restituisca indipendenza e fiducia. «Mi auguro che queste righe riescano a smuovere le istituzioni rimaste pressoché inermi e immobili fino a questo punto – prosegue – e che finalmente mia mogie abbia diritto al suo posto di lavoro. Una persona non dovrebbe mai elemosinare lavoro, ma dovrebbero essere le istituzioni ad adoperarsi per garantire il diritto al lavoro di tutti i cittadini, che è sancito dalla nostra Costituzione». —

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