Il Tirreno

Empoli

dopo la chiusura del ristorante “L’orto” 

Confesercenti: «No ai mangifici e la liberalizzazione fa danni»

L.A.
Confesercenti: «No ai mangifici e la liberalizzazione fa danni»

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EMPOLI. «Le chiusure sono una sconfitta per tutti, per la città, per le attività e per chi chiude la saracinesca per sempre». Così Gianluca D’Alessio, referente di Confesercenti per l’Empolese Valdelsa alla notizia della chiusura del ristorante “L’Orto” di proprietà di Alfonso Tufano, storico ristoratore empolese con 35 anni di attività alle spalle. Oltre al Covid, D’Alessio sottolinea il fatto che «la liberalizzazione delle licenze, nell’ottica della libera concorrenza, alla fine ha portato alla nascita di troppe attività e rischia di erodere il mercato. Lo si sta vedendo anche a Empoli nella zona tra piazza della Vittoria e via Roma dove sono state aperte molte attività legate al cibo d’asporto e a una ristorazione veloce. Si rischia una saturazione e di non raccogliere frutti ma fare solo danni». Da qui la necessità « di regolare il sistema» altrimenti l’effetto è quello di città “mangifici” come purtroppo sono diventati molti centri storici toscani.

Basta vedere Firenze, purtroppo. Qui, continua D’Alessio, «stanno cercando di porre un freno appellandosi al fatto che il centro fiorentino è patrimonio Unesco e non può sopportare altre aperture. In cittadine come le nostre ci vogliono regole messe in campo con un’azione ampia che non può essere, però, portata avanti da un singolo Comune».

Poi, altra sottolineatura, «In una città come Empoli che sta diventando attrattiva per gli eventi che vengono programmati – va avanti il referente di Confesercenti – si nota la tendenza a investire in imprese legate alla ristorazione e al commercio riversandoci magari il Tfr dopo un licenziamento. Ci sono anche numerosi giovani che cercando di entrare in questo settore. Ma bisogna avere la consapevolezza che non è facile, né redditizio. E quando si presentando da noi cerchiamo di farli riflettere. Bisogna avere le idee chiare, avere un piano di investimento, una formazione adeguata. Se non ci sono questi elementi bisogna desistere». Dunque c’è necessità di tutele per questo settore con la speranza, in ogni caso, che in autunno non ci siano nuovi periodi di aperture/chiusure. Altrimenti i danni per le attività saranno di nuovo consistenti. «Se si dovesse affrontare un periodo di partenze e stop, come è stato in passato – conclude D’Alessio – ci troveremo con il 30% delle chiusure ». —

L.A.

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