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Asl senza auto per i servizi a domicilio

Asl senza auto per i servizi a domicilio

Mancano i mezzi per i fisioterapisti che vanno a fare le cure ai pazienti a casa.E se gli strumenti si rompono a pagare sono i dipendenti

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EMPOLI. L’Asl non ha mezzi per il personale che fa riabilitazione a domicilio. Non solo: quando si rompono gli attrezzi nelle “palestre” dei distretti sociosanitari spesso i dipendenti fanno le collette per riacquistarli a spese loro e non lasciare così i pazienti senza il servizio. Una situazione di pesante criticità che nell’Empolese Valdelsa interessa settanta lavoratori tra fisioterapisti, logopedisti e massofisioterapisti, e migliaia di utenti in una zona dove, a differenza dell’area fiorentina, questo tipo di servizi erano ancora sostanzialmente in mano al pubblico. Il fiore all’occhiello si sta appassendo. Queste le criticità post Covid in un segmento in cui , proprio con la pandemia , il servizio a domicilio è stato incrementato molto.

A quanto ha calcolato la Cgil nell’Asl Toscana centro mancano cento mezzi, nell’Empolese Valdelsa almeno trenta. Ma c’è anche un aspetto paradossale: «A Certaldo – spiega Simone Baldacci della Funzione pubblica Cgil – alcune Fiat Panda sono quasi d’epoca perché hanno 25 anni».

Ma come fanno i fisioterapisti a raggiungere i loro pazienti? «I lavoratori della riabilitazione sono obbligati a lasciare parte del loro stipendio ogni mese per tenere in piedi i servizi territoriali. A causa della carenza di auto aziendali, sono costretti a usare il loro automezzo per andare al domicilio degli utenti, in assenza di qualunque forma di rimborso, né per la benzina consumata, né per le spese di usura della macchina. L’Asl provvede solo alla copertura assicurativa».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’abolizione di recente «della possibilità di ricevere i biglietti per l’uso dei mezzi pubblici per lo svolgimento delle attività con la richiesta ai lavoratori di anticipare le spese».

E questo è il primo aspetto. C’è di più: «Per fare fronte alle tante e continue piccole spese, sono ridotti a organizzare collette fra di loro per lo svolgimento delle attività riabilitative». Più volte, anche a Empoli di recente per portare un esempio, si sono rotti gli attrezzi che vengono usati da chi fa riabilitazione. E i fisioterapisti si autotassano per acquistare i pezzi rotti e non interrompere il servizio.

Ora per sbloccare una situazione tragicomica i lavoratori hanno fatto un presidio. «Vogliamo trovare una soluzione – va avanti Baldacci – i lavoratori non possono continuare a rimetterci di tasca loro. Nel corso dell’assemblea, sono state decise le azioni di lotta e di mobilitazione, come quella di interrompere l’uso del mezzo proprio per svolgere le attività a domicilio».

E aggiunge Giancarla Casini della segreteria di Cgil Firenze: «Nell’ambito del territorio la riabilitazione è il luogo privilegiato come entità operativa e come intervento finalizzato nell’ambiente di vita delle persone. Sempre più si sta affermando l’importanza del trattamento riabilitativo e della continuità assistenziale che si pongono come obbiettivo l’evitare di perseguire gli errori fatti nel passato. Il potenziamento della rete dei servizi territoriale è indispensabile per assicurare interventi più efficaci nei luoghi dove vivono le persone, e per non sovraccaricare l’ospedale di funzioni improprie. L’emergenza sanitaria ha evidenziato che il nostro sistema sanitario ha retto grazie alla generosità dei lavoratori e quanto sia urgente investire su una riorganizzazione che privilegi la tutela della salute nel territorio. Non possiamo più accettare denunce di tale genere». –


 

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