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Empoli

Borghi con l’anima per ripartire Il sindaco Cucini: «No al “tutto uguale”»

Giacomo bertelli

Dopo la pandemia, ecco il piano per riportare i visitatori nell’area evitando l’omologazione di San Gimignano o di Bolgheri  

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la riflessione

Giacomo bertelli

Garantire l’unicità dei luoghi, con le sue identità e tradizioni, sottraendosi così all’omologazione di un turismo che possa snaturare i centri storici. Facendoli diventare tutti uguali e senza un’anima che li differenzia.

Come piccoli mangifici (dove pochi cucinano e molti somministrano) o con rivendite di souvenir che si possono comprare in tutte le parti del mondo. In pratica evitare la fine che Firenze ha fatto ormai da molti anni. Con San Gimignano, Bolgheri e tutti i borghi più famosi della Toscana che l’hanno seguita a ruota.

Uno scenario che si vede purtroppo ovunque ma che per i borghi dell’Empolese Valdelsa si sta cercando di allontanare portando avanti politiche nella direzione di un turismo lento e sostenibile.

È questa la lotta che i sindaci del territorio stanno portando avanti, da Certaldo fino a Vinci, con le loro eccellenze, da Boccaccio fino a Leonardo, per cercare di mantenere intatto quel fascino che in passato è stato lasciato e che merita di essere apprezzato, visitato e valorizzato, senza essere snaturato.

Certaldo e Vinci sono i comuni più a rischio sotto questo punto di vista, basti pensare alla vicina San Gimignano (come detto prima), preda di un turismo di massa con tre milioni e mezzo di turisti, prima del Covid.

Boccaccio e Leonardo rappresentano un forte valore di richiamo per turisti, docenti e letterati. Una identità che è stata spesa a livello internazionale e che ha permesso negli anni di accrescere i numeri legati alle presenze, senza al momento offuscare la storia di questi luoghi. Un andamento che nell’Empolese Valdelsa si cerca di monitorare per offrire vivibilità anche ai residenti, cercando di diversificare l’offerta commerciale e culturale. L’obiettivo è di “non massificare” con la ripartenza dopo la pandemia.

Per andare in una direzione di sostenibilità si punta su percorsi storici e servizi sul territorio, come il trekking, affiancati ad una cucina che possa portare in tavola solo prodotti tipici locali. Non menù omologati da dare in pasto a un turismo mordi e fuggi, il quale comporterebbe poi problemi sul territorio per afflussi e relativa gestione. «Occorre sempre cercare un equilibrio ma allo stesso tempo incrementare il turismo locale e su questo siamo lavorando», spiega il sindaco di Certaldo, Giacomo Cucini.

Sono molti i borghi toscani che avrebbero bisogno di una maggiore diversificazione delle attività commerciali. Dove appunto ristoranti, parcheggi e negozi di souvenir si ripetono tutti con le stesse caratteristiche. Con la sparizione di anime locali ed artigianali. L’uniformità delle copertine non tocca al momento la Valdelsa Empolese dove, da questo punto di vista, i numeri prima del Covid 19 non provocavano problemi di gestione delle stesse presenze. «Abbiamo cercato di salvaguardare il borgo, senza ricette o menù preconfezionati per i turisti», prosegue Cucini.

Certaldo, per quanto riguarda i ristoranti nel borgo alto ha numeri importanti. Qualche centinaio di residenti e più di dieci attività di ristorazione: «Sono in arrivo nuove aperture, come quella legata all’artigianato artistico in un fondo comunale ed il nostro intento è quello di diversificare la presenza delle attività», aggiunge il sindaco. Per farlo però servono anche aree predisposte all’accoglienza: «Non rifiuteremo certo pullman di turisti ma dobbiamo capire i numeri e la capacità dei nostri territori. Legare l’offerta culturale ad una infrastruttura di servizi deve essere un punto importante di partenza per il nostro operato. Noi vogliamo continuare ad investire in promozione per richiamare turisti ma con un’attenta visione del nostro territorio», conclude il sindaco. —

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