Sicurezza
Imprenditore sotto accusa: «Contro di me fango e menzogne»
Il titolare di due aziende di pellame residente a Sovigliana si difende dopo la confisca di beni per due milioni di euro
VINCI. «Abbiamo fatto appello contro la confisca. Contesto alla radice le accuse che mi vengono mosse. Nessun riciclaggio, l’usura non esiste. Le mie attività vanno avanti meglio e più di prima». «Lavoriamo senza problemi rapportandoci con gli amministratori giudiziari. Contro di me solo fango e menzogne».
Cosma Damiano Stellitano, 55 anni, imprenditore calabrese di Melito Porto Salvo, residente a Sovigliana e titolare di due società ramo pellame a Santa Croce sull’Arno, spiega al Tirreno le sue ragioni dopo l’esecuzione del decreto che confisca a lui e ai suoi familiari beni per due milioni di euro.
All’origine del provvedimento le indagini della Dda di Firenze con Guardia di finanza e dei carabinieri nelle inchieste “Vello d’oro” e “Vello d’oro 2”.
Il primo filone è già diventato un processo con tredici imputati, compreso Stellitano.
Le accuse variano sono di associazione a delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, usura, estorsione, esercizio abusivo del credito, frode fiscale, fatture false.
Per alcuni episodi, in cui sono coinvolti gli imprenditori locali, è stata esclusa l’aggravante mafiosa che resta per gli altri coinvolti.
Le società che sono state usate da Stellitano, nel ruolo di intermediario, la Nuova Stel Pel e la Dami.Pel International con uffici a Santa Croce sull’Arno, sarebbero servite a riciclare soldi sporchi delle famiglie ’ndranghetiste dei Barbaro e dei Nirta e del clan camorristico Lo Russo di Napoli nord.
E anche a diversi imprenditori delle concerie, desiderosi di creare provviste in nero, finiti a processo.
L’inchiesta nel febbraio 2018 portò ad arresti e anche a perquisizioni.
Sono a giudizio Antonio Scimone, 47 anni, il suo uomo di fiducia a Firenze Cosma Damiano Stellitano, 55 anni, di Vinci; Giuseppe Nirta, 45 anni, (nipote dell'omonimo capo della ’ndrina La Maggiore di San Luca) e Antonio Barbaro, 48 anni, questi ultimi due operativi in Calabria; Andrea Iavazzo, 68 anni, fucecchiese residente a Pistoia; Maurizio Sabatini, 61 anni, di Santa Croce sull’Arno; Lina Filomena Lovisi, 36 anni, di Santa Croce sull’Arno; Giovanni Lovisi, 67 anni, di Santa Croce sull’Arno; Mario Lovisi, 57 anni, di Castelfranco di Sotto; Francesco Lovisi, 62 anni, di Fucecchio; Nadia Carresi, 60 anni, di Santa Croce sull’Arno; Marco Lami, 62 anni, di Santa Croce sull’Arno; Alessandro Bertelli, 49 anni, di Fucecchio.
«Denaro che gli imprenditori locali – scrisse in un passaggio dell’ordinanza di custodia in carcere il gip nel 2018 – hanno preso da Stellitano consentendo così, forse inconsapevolmente, l'ennesima ramificazione mafiosa sul territorio toscano».
Le imprese erano economicamente sane ma - è il nucleo dell’inchiesta - avrebbero trovato vantaggio nel farsi prestare denaro, proveniente da “cartiere” che di fatto venivano gestite dalla ’ndrangheta.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia fece emergere che le somme che erano circolate in “Vello d’oro” provenivano sia dalla Calabria sia da conti correnti in banche con sede situata sia in Slovenia che in Croazia.
Una volta che fosse stato poi ripulito in Toscana, il denaro avrebbe preso poi la via di società collocate nel Regno Unito. —
Altro servizio a pag.5
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
