Il Tirreno

Empoli

Hanno scalato l'Everest... da Castelfiorentino a Montaione: l'impresa di due ciclisti

di Paolo Nencioni
Maurizio Iacopini e Fanny Malatesti sulla salita verso Montaione
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Maurizio Iacopini e Fanny Malatesti sulla salita verso Montaione

Fanny Malatesti e Maurizio Iacopini hanno percorso 284 chilometri in bicicletta con un dislivello di 8.855 metri. "Grazie ai nostri amici"

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CASTELFIORENTINO. Hanno scalato l’equivalente dell’Everest in bicicletta, partendo all’alba e arrivando a tarda sera. È l’impresa compiuta sabato 29 maggio da due ciclisti amatoriali, Fanny Malatesti di Castelfiorentino e Maurizio Iacopini di Certaldo, che così sono entrati di diritto nella Hall of fame di quella che il sito Everesting.it definisce “la sfida di arrampicata più difficile del mondo” (in questo caso di salita in bicicletta). Una pazzia per noi gente normale, ma non per Fanny, 42 anni, e Maurizio, 53 anni, che si sono preparati per mesi prima di salire in bicicletta e gettare il cuore oltre l’ostacolo, sostenuti da decine di amici lungo il percorso.

Il regolamento della sfida è semplice: bisogna salire e scendere sullo stesso tratto di strada tutte le volte necessarie per raggiungere il dislivello di almeno 8.848, cioè l’altezza della montagna più alta del mondo, l’Everest, e registrare l’intera attività con un dispositivo gps in modo da poterne poi richiedere l’omologazione. Non c’è nessun limite di tempo e si possono fare pause, a patto di non dormire. Maurizio e Fanny hanno scelto la salita del Mannello, che da Castelfiorentino porta a Montaione, un tratto di circa sei chilometri con un dislivello di 385 metri, da ripetersi per 23 volte, e in realtà di pause ne hanno fatte poche, perché in meno di un giorno hanno completato la sfida. Alla fine hanno fatto due conti e hanno scoperto di aver superato un dislivello di 8.855 metri, dunque sette metri in più della cima dell’Everest, percorrendo complessivamente 284 chilometri.

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Sabato notte a Montaione erano in tanti ad aspettarli in cima all’ultima salita, dove sono arrivati stremati ma contenti. «Una bella esperienza, ma non so se la rifarei – confessa Fanny Malatesti – La difficoltà non è solo fisica, è soprattutto mentale. In una cosa come questa hai bisogno che qualcuno ti aiuti, ti inciti e ti sostenga».
Per questo i due cicloamatori erano seguiti da un camper e avevano piazzato una base a Montaione per le eventuali riparazioni e per i pasti.

«Io ho avuto una crisi quando mancavano otto salite alla fine – racconta Fanny – Ero congestionata e ho anche pensato di mollare, ma gli amici mi hanno rimessa in sesto e mi hanno convinta a continuare».
Maurizio Iacopini ha accusato qualche problema dopo l’ottava salita, ma anche lui ha stretto i denti e ha continuato fino alla fine, complice la bella giornata di primavera e il sostegno degli amici. «Li devo davvero ringraziare – dice – Tutti quelli del gruppo della Rotonda di Castelfiorentino, che ci sono stati vicini dall’inizio alla fine. Senza di loro questa cosa non sarebbe stata possibile».

Per avere un’idea di cosa significhi stare in bici per quasi un giorno e scalare l’equivalente dell’Everest basta dare un’occhiata ai numeri. Maurizio Iacopini ha pedalato a una velocità media di 15,6 chilometri orari, sviluppando una potenza media di 65 watt e consumando complessivamente 10.542 calorie. Tenendo conto che una persona normale non consuma più di 2.000 calorie al giorno, si può dire che Iacopini abbia consumato l’equivalente di cinque giorni di energia, grazie anche alla moglie Cinzia che lo ha rifocillato durante tutta la sfida.

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