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«La mafia ha radici in Toscana, le istituzioni sono in ritardo»

Giacomo Bertelli
Laura Mascaro
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Laura Mascaro

Laura Mascaro, certaldese, ha alle spalle numerosi riconoscimenti e premi ottenuti grazie agli studi sulla criminalità organizzata

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CERTALDO. Un impegno costante che porta avanti da tanti anni sulla lotta alla mafia con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Si tratta di Laura Mascaro, 32enne residente a Certaldo, che sta conducendo decine di studi su come le mafie possano infiltrarsi nella società civile e superare i confini regionali, oltre che nazionali. Sono due le lauree in storia contemporanea, una ottenuta a Siena e l'altra a Pisa, che Laura ha conquistato e adesso ed è impegnata nello studio della criminalità organizzata all'università di Milano, dove ha vinto una borsa di studio con un dottorato all'interno di uno specifico corso 'Studi sulla criminalità organizzata', dove si trova al secondo anno.

«Mi occupo soprattutto di 'Ndrangheta, mafia calabrese in Italia e come la società civile percepisce questo tema, attraverso anche il ruolo dei mezzi di comunicazione» spiega la stessa Laura. Al termine della laurea specialistica Laura ha cominciato ad approfondire i suoi studi sulla mafia, lei che al liceo ha studiato arte. Uno dei tanti studi promossi che sono confluiti in una tesi hanno riguardato la città di Lamezia Terme con una ricostruzione delle storie criminali avvenute negli ultimi 30 anni. Nel 2016 per lei un riconoscimento nazionale e il conseguimento di un master sull'analisi, prevenzione, lotta e contrasto alla corruzione, dove è stata analizzata la gestione della comunicazione della commissione regionale antimafia in Calabria. Un lavoro ritenuto meritevole di pubblicazione da parte della stessa commissione. Un master ottenuto a Pisa dove vi è stata la collaborazione di Libera. Nel 2016 sempre l'università di Pisa le ha conferito il premio nazionale 'Amato Lamberti', destinato agli autori delle migliori tesi di laurea sul contrasto alla criminalità organizzata. In questo frangente si era occupata della 'ndrangheta nella città di Lamezia Terme. Un premio ricevuto per mano del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Adesso gestisce un team all'interno del dottorato all'università di Milano in studi sulla criminalità organizzata, dove, nel suo ruolo di tutor, è entrata in contatto con molti docenti grazie ai corsi itineranti in 4 regioni d'Italia.

Il suo curriculum è un lungo elenco di riconoscimenti e attestati. Nel breve periodo è in arrivo un altro articolo sulla 'Ndrangheta vibonese, salita alle cronache per il processo Rinascita Scott: «Con il dottorato sto focalizzando gli studi su questo aspetto, con una ricostruzione storica legata ad alcune figure criminali». Senza dimenticare un altro capitolo legato invece all'antimafia a Lameia Terme. Uno sguardo alla Toscana. «Ci sono campanelli d'allarme anche per il nostro territorio ma le istituzioni hanno tardivamente posto il corretto approccio per capire cosa stava accadendo. Nel 1994 vi erano in Toscana 33 sodalizi criminosi e nel 1993 la relazione della commissione parlamentare antimafia, metteva in palese evidenza come circolasse molto denaro che veniva investito in attività produttive, come il turismo, con il favore di commercianti e proprietari, non considerandolo una minaccia per la società civile. Nel 2005 Legambiente ha messo in evidenza come la Toscana sia al terzo posto nella speciale classifica di trattamento di rifiuti, dietro a Campania e Puglia. Nel 2014 è stato riscontrato un intreccio fra persone residenti in provincia di Livorno e Vibo Valentia, che collaboravano per il narcotraffico al porto dall'America Latina. Le mafie non riguardano solo il Mezzogiorno, occorre esserne consapevoli, questo ha generato un vantaggio per le stesse organizzazioni criminali. Senza la conoscenza, il nemico non si vince». —

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di Redazione web