Il Tirreno

Empoli

L’inchiesta choc 

Veleni sulla 429, nuovo presidio il comitato incontra gli abitanti

Veleni sulla 429, nuovo presidio il comitato incontra gli abitanti

Sabato mattina in programma un’iniziativa nel piazzale di Sant’Andrea: «Vogliamo rispondere alle domande di chi vive lungo la strada» 

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EMPOLI. Il comitato No Keu non si ferma e dopo la manifestazione di quasi due settimane fa riparte. Questo sabato, alle 10, è stata organizzata una nuova iniziativa sempre nel piazzale di fronte alla casa del popolo di Sant’Andrea per tornare a parlare degli scarti contaminati, a base del cosiddetto Keu appunto, che sarebbero stati utilizzati, mescolati con materiale inerte, nei lavori della realizzazione del quinto lotto, quello in territorio empolese. È quello inaugurato prima del quarto, nel territorio di Castelfiorentino, aperto a dicembre scorso. Tutto questo secondo le indagini della procura fiorentina con la Direzione distrettuale antimafia.

Dopo la manifestazione del 24 aprile scorso l’assemblea permanente No Keu sarà dunque di nuovo in piazza per ascoltare i residenti del tratto tra Brusciana e Dogana, quello appunto interessato dall’inchiesta, e cercherà di rispondere alle loro domande. Perché da una parte è iniziata una verifica sui pozzi privati e in una quindicina di casi non sono state riscontrate contaminazioni nell’acqua. Però le preoccupazioni continuano. La richiesta forte è quella di avere analisi periodiche, che non siano fatte solo nella fase attuale. E poi rimane la questione carotaggi, cioè l’esame del sottofondo stradale. Questo controllo dovrebbe essere disposto dalla procura che però ancora non ha delegato nessuno. L’amministrazione comunale e la Regione hanno spiegato che non possono fare questo tipo di verifiche perché c’è l’indagine in corso.

In tutto questo, l’assemblea continua nella sua attività di richiesta di interventi «per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente». Le analisi dei pozzi da parte di Arpat, la dichiarazione del Comune di Empoli di costituirsi parte civile, per l’assemblea permanente, non basta a gestire la situazione di pericolosità e «sono comprensibili i conseguenti disorientamenti e la disperazione della popolazione di fronte a questi gravi fatti, soprattutto di chi vive in prossimità del tratto presumibilmente contaminato» .

«Non si comprende la mancata presa in carico da parte degli enti interessati – si aggiunge – Per cui si chiedono azioni organizzate e coordinate fra loro da parte di chi ne ha competenza, sulla base di accertamenti e piani di monitoraggio sul suolo e sulle acque sotterrane nel più breve tempo possibile allo scopo di salvaguardare con urgenza la salute pubblica e con ripetizioni nei tempi successivi».

Sono state chieste informazioni sui controlli svolti negli ultimi tre anni nell’azienda produttrice di Keu, sui rifiuti in arrivo, materiali in uscita e consumi energetici e se nella 429 sia stato interrato questo materiale. E infine il comitato chiede le tempistiche di realizzazione dell’acquedotto per i residenti sprovvisti dell’allaccio. In più l’assemblea vuol fare una riflessione generale anche sul sistema che ha portato a questo: «La questione ambientale e quella del lavoro vengono spesso contrapposte, come se si fosse costretti a scegliere fra la tutela dell’ambiente e quella dei lavoratori e lavoratrici. Al contrario l’inchiesta Keu ci dimostra come le due questioni siano collegate e vadano di pari passo. Il sistema di gestione delle opere pubbliche, basato oramai da decenni su gare di appalto al massimo ribasso, ha portato a peggioramenti dei diritti dei lavoratori e spesso anche ad una costruzione dell’opera inadeguata».
 

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