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Sanità libera dal mercato e una crisi infinita: le eredità della pandemia per Romanello Cantini
L’ex insegnante e scrittore di Castelfiorentino ha pubblicato un libro Il titolo è “La fine del mondo e la fine del mese. Gli incubi del Covid”
la riflessione
paolo santini
“La fine del mondo e la fine del mese. Gli incubi del Covid tra passato e futuro” è il titolo del nuovo libro del professor Romanello Cantini che trae origine da una riflessione molto ampia sul nostro modo di pensare, di operare e di vivere a cui il grande fatto nuovo, la pandemia, ci costringe. E allora i temi affrontati non sono “solo” l’impatto sulla sanità e la devastazione della economia, ma la riflessione spazia fino a ragionare sulla potenza della scienza, sulla nostra idea di progresso, sul ripensamento della globalizzazione, sulla nostra resa di fronte alle disuguaglianze, sul prezzo del primato della vita, sulla presa in carico di una vecchiaia sempre più lunga e infine sul millenario dominio assoluto dell’uomo sugli animali e sulla natura. Il tutto nella convinzione che molto non sarà più come prima e che ci sarà comunque, con la nostra accettazione o con la nostra rassegnazione, un’era preCovid e un’era PostCovid.
Professor Cantini, quali sono gli incubi che non riusciremo a dimenticare?
«Non riusciremo a dimenticare soprattutto chi è morto in terapia intensiva lontano dai propri cari, in sostanza per soffocamento, e l’angoscia di chi ogni giorno è vissuto senza sapere se il giorno dopo avrà ancora il proprio lavoro o riuscirà a tenere ancora aperta la propria “bottega”».
Cosa ci deve insegnare la pandemia? E soprattutto: cosa ci lascerà di buono e cosa di cattivo?
«Nel bene, ci lascerà, spero, una sanità migliore e più equipaggiata di quella che è stata falcidiata dalle cure di austerità e di logica del mercato degli ultimi trenta anni. Nel male, una crisi economica che purtroppo penso che sarà più lunga del previsto e un enorme debito pubblico, inferiore in tutto il mondo solo a quello del Giappone e della Grecia, che si scaricherà sulle spalle già fragili per tanti motivi delle prossime generazioni , per di più chiamate a sostenere anche il grande costo che imporrà la inevitabile riconversione energetica e climatica».
La paura che lei definisce “di ritorno” di oggi da cosa trae forza? Potrà la Scienza sconfiggere anche la paura, oltre che la pandemia?
«La pandemia ci insegnerà a tenere conto del grande ruolo dello sviluppo della scienza, ma anche a non dimenticare la grande fragilità dell’essere umano che, nonostante tutte le nostre conquiste, può ancora essere distrutto da un virus, cioè da un entità cosi piccola che c' è bisogno del microscopio elettronico per vederla».
Il valore sociale della solidarietà che posto occupa nella nostra società rispetto ad esempio a trent’anni fa?
«L'idea dell'aumento della ricchezza generale che, come l’alta marea, solleva sia gli yacht che i pedalò, cioè sia i ricchi che i poveri, è stata soprattutto propaganda del neoliberismo. Oggi sappiamo che nel solo tragico anno scorso i dieci miliardari più ricchi del mondo hanno aumentato la loro ricchezza di 540 miliardi, mentre quasi cinquecento milioni di uomini si aggiungevano a coloro che già erano sotto la soglia di povertà. Purtroppo il valore della solidarietà è stato emarginato. Per fare un solo esempio oggi una imposta sulle grandi fortune suscita sui giornali urla di orrore, mentre in passato l’idea fu fatta propria e applicata da uomini moderati se non conservatori, come Nitti e De Gasperi, e oggi è riproposta anche dal presidente americano Biden. Nel secondo dopoguerra i Costituenti codificarono nella carta costituzionale i pilastri dello stato sociale, e sancirono il principio di uguaglianza sostanziale che trova una delle sue direttrici d’attuazione attraverso il principio della progressività delle imposte, proprio per garantire una redistribuzione delle risorse che garantiscono alcuni diritti fondamentali, come quello alla salute o quello all’istruzione. Quella vena sembra oggi inaridita, e le disuguaglianze sono aumentate esponenzialmente. Nei prossimi decenni ci sarà bisogno di un grande sforzo collettivo di solidarietà per non ripiombare nella barbarie sociale. Purtroppo negli ultimi trenta anni abbiamo quasi detto addio anche alla progressività delle imposte sancita dalla nostra costituzione». —
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