Sicurezza
La cassa Covid? 70 euro di bonifico
L’elemosina per la barista di Empoli: senza lavoro né soldi . Come lei ci sono centinaia di persone solo nell'Empolese Valdelsa in queste condizioni, ormai in cassa integrazione straordinaria dall'inizio della pandemia Covid-19
EMPOLI. Ogni tanto le arriva un bonifico: quando 70 euro, quando di 80. Succede ormai da un anno e ormai siamo arrivati davvero allo stremo. Paola Tabaglio ha 52 anni, un marito e due figli. Vive a Empoli e di lavoro fa la barista part time, unica dipendente del Bar Leontina di via Leonardo Da Vinci. Come lei ci sono centinaia di persone solo nell'Empolese Valdelsa in queste condizioni, ormai in cassa integrazione straordinaria dall'inizio della pandemia Covid-19, in un limbo causato dal blocco dei licenziamenti, ma senza avere le condizioni di poter avere risorse per sostenere una vita decente.
«Lavoro al Bar Leontina di Antonio Sabatino da undici anni – spiega Tabaglio – non avevo mai conosciuto la cassa integrazione. Quando ci fu il blocco di tutte le attività a marzo 2020, il mio titolare mi disse che attivando gli ammortizzatori sociali mi sarebbe arrivato uno stipendio ridotto. Ovviamente quella era la strada da prendere e ne ero consapevole, prospettando una durata di alcuni mesi, non di un anno. Lui stesso pensava che la riduzione di sarebbe attestata tra il 70 e il 60 per cento dello stipendio, invece siamo ben sotto il 50. Per chi ha un contratto non a tempo pieno sono veramente briciole quelle che pervengono».
Per la barista del Leontina è però capitata anche una beffa, comune anche per esempio a tante commesse: «Nel momento in cui la Toscana tornò zona gialla in autunno – prosegue – il bar mi richiamò dalla cassa integrazione per un periodo di due settimane e mezzo, dato che le persone si potevano spostare un po' di più e si potevano accogliere i clienti. Ovviamente con le nuove restrizioni sono tornata nel regime degli ammortizzatori sociali. Questo ha comportato il fatto per cui, per pochi giorni di servizio, dovessi ripetere da capo tutta la procedure per la richiesta della cassa integrazione, come se fosse la prima volta o avessi lavorato per mesi. La conseguenza? Devo ancora ricevere tutti i soldi del 2021, come me tante altre persone secondo il mio commercialista». Nel frattempo comunque i soldi pervenuti sono stati comunque pochissimi: «Vado avanti a elemosine – spiega ancora Tabaglio – avrò ricevuto sette bonifici al massimo, alcuni con importi di poche decine di euro. Anche la prima volta che attivai la cassa il primo indennizzo è arrivato dopo oltre due mesi. La mano che lo Stato sta dando a noi lavoratori è veramente minima». Mentre il lavoro si è fermato, tutto il resto che sta nel capitolo delle spese non si è interrotto: Paola Tabaglio e la sua famiglia pagano un affitto e come tutti hanno i bollettini delle utenze.
«Abbiamo rateizzato acqua, elettricità e metano – fa sapere – abbiamo la fortuna che mio marito, lavorando nel settore degli impianti elettrici, ha sempre continuato a lavorare. Avevamodei risparmi, un po' come tante famiglie medie, ma anche quelli li abbiamo ormai raschiati. Le spese restano ai livelli economici di prima che non ci sono più. Sono andata anche a manifestare i primi tempi, poi mi sono stufata. Vedo molto movimento in giro per via della crisi, è evidente che la gente non ce la faccia più. Anche io se devo restare a casa vorrei essere aiutata, con il rischio magari che a ottobre si apra la voragine dei licenziamenti di massa. Ormai è uno sfinimento psicologico, specialmente quando vedi che stai per finire anche i soldi per pagare le singole rate».
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