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Comune di Empoli e Aquatempra «Fatto il possibile per aiutare la barista»

Comune di Empoli e Aquatempra «Fatto il possibile per aiutare la barista»

Dopo le lacrime di Chiara Dalmazio alla manifestazione  ora c’è una diversa ricostruzione sul “caso piscina”

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EMPOLI. Il gesto estremo di inginocchiarsi a Roma ha acceso i riflettori su Chiara Dalmazio e sulla sua storia, ma la sua vicenda era già stata affrontata in consiglio comunale a Empoli a novembre scorso.

Sono le carte del consiglio comunale che ripercorrono la cronistoria di Chiara Dalmazio e il bar della piscina: nel 2019 la cinquantenne empolese vince un bando di Aquatempra, società che gestisce l'impianto sportivo, ma riesce a prendere possesso del locale solo a ottobre, perché il precedente banconiere non voleva lasciare. Aquatempra mise in mezzo gli avvocati, ma le vie legali non sempre sono veloci: fu così che Dalmazio perse gli incassi dell'intera stagione estiva «circa 100mila euro», secondo la ristoratrice.

Appena preso possesso del bar, secondo la ricostruzione sempre fornita al consiglio comunale, Dalmazio presentò delle richieste tra cui una pulizia straordinaria degli ambienti, alcuni miglioramenti, come una struttura in legno che potesse separare la zona ristorazione dall'ingresso della piscina, a cui Aquatembra acconsentì e che la stessa società avrebbe pagato (mentre Chiara Dalmazio sostiene di aver soldato lei stessa le fatture).

Il bar riaprì a fine ottobre 2019 e tutto sembrava ormai andare a gonfie vele, Chiara lavorava e il bar organizzava anche feste a tema e compleanni. Finché non arrivò il Covid, la pandemia e il lockdown. Il primo intoppo arriva a febbraio 2020, quando Dalmazio non riesce a far fronte all'affitto, poi i tre mesi di chiusura del lockdown le vengono abbonati da Aquatempra. Ma nonostante la riapertura dell'impianto, da metà giugno «invece di un giro di 800 ingressi, come prospettato dal bando, siamo scesi a 130 o al massimo 350 nel fine settimana».

La risoluzione del contratto dipende proprio da quel che accade nei quattro mesi estivi. Dalmazio non paga il canone mensile (1.009 euro), e il 3 settembre chiede a Aquatempra una riduzione sull'affitto, che però la società a quel punto rifiuta, inviandole - dopo vari solleciti - la risoluzione del rapporto in data 7 ottobre.

«Perché se ho meno della metà dei clienti devo pagare l'affitto per intero? Potevano farmi pagare la metà. La stessa Aquatempra ha chiesto aiuto al comune di Empoli perché avevano delle perdite del 50% sul fatturato. Allora non sono io che non so lavorare, come invece mi dissero a ottobre».

Aquatempra e Comune di Empoli smentiscono le parole di Chiara Dalmazio, in quanto sia l'assessore allo sport Fabrizio Biuzzi che l'assessore Massimo Marconcini avrebbero incontrato più volte la ristoratrice.

Anche Aquatempra dà la propria versione dei fatti, tramite il presidente e Ad, Alessandro Manetti: «La signora Dalmazio è stata aiutata durante il primo lockdown di nostra iniziativa non facendole pagare il canone mensile. Poi però, quando è stato il momento di ripartire e abbiamo riaperto la piscina da metà giugno fino a settembre, ha continuato a non pagare il canone. A questo punto sono state fatte valere le clausole contrattuali. Da parte nostra una mano gliela abbiamo data. Abbiamo anche cercato di farle capire che le feste serali nel locale di pertinenza della piscina non dovevano essere fatte visto il periodo della pandemia, e invece le ha fatte. Anche noi – conclude Manetti – stiamo subendo le conseguenze del lockdown. Abbiamo quattro impianti chiusi da ottobre. Non solo quello di Empoli. Ci sono 44 dipendenti in cassa integrazione». —

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di Redazione web