Sicurezza
«Aiuti in ritardo, si fa il bonifico a un morto»
Dario Iacopini, titolare di Birrercole, protesta: «Dovevano venirci incontro l’anno scorso. Ormai abbiamo perso tutto»
Viola Centi
EMPOLI. «Gli aiuti il Comune di Empoli li aveva promessi anche lo scorso anno, ma a parte la pubblicità, non servono a niente». Dario Iacopini ha 28 anni e con il cugino Nicola ha aperto tre anni e mezzo fa Birrercole a Empoli. Il giovane imprenditore è stremato dalle chiusure, dalla pandemia e dall’aver perso i risparmi di tutta una vita: «Fare un bonifico a un morto è inutile, non gli serve a niente. Sono interventi che sbagliati perché arrivano tardi, chi aveva bisogno di soldi ne aveva bisogno lo scorso anno, per non tirare giù il bandone per sempre». Secondo Dario, i pochi sopravvissuti a questo anni e mezzo di pandemia adesso solo con l’acqua alla gola. Il tessuto economico della città, non solo del centro storico di Empoli, è stato messo a dura prova, e chi ha resistito ora non ha più la pazienza di attendere. «In un anno e mezzo abbiamo perso 150mila euro – racconta Dario – sono veramente a terra. Tutti i dipendenti sono in cassa integrazione, siamo tutti ragazzi giovani, della stessa età all’incirca, siamo una piccola famiglia, dispiace sapere che i soldi arrivano tardi, o che ne arrivano meno di quel che dovrebbe. A uno dei cuochi la cassa integrazione è arrivata anche con quattro mesi di ritardo. E poi c’è sempre da stare a chiamare gli uffici dell’Inps, per le rettifiche. Cerchiamo di aiutarli, siamo sempre in contatto». Lo scorso anno, quando si è trattato di riaprire e ripartire, Dario e Nicola ci hanno creduto davvero che fosse finita, e presi dall’entusiasmo hanno deciso di investire in un altro locale, aprendo una succursale a Campiglia Marittima. «A Empoli avevamo riaperto con mascherine, gel sanificate e pure il plexiglas sui tavoli, ci eravamo organizzati anche per contingentare i clienti all’ingresso. E per noi era una sofferenza dover dire ai nostri clienti che non potevano entrare, doverli mandare via. Ma abbiamo sempre fatto tutto come era scritto nelle regole. Birrercole Marittima è stata una scommessa vinta, ma con le nuove chiusure dopo l’estate, è diventata una croce. Adesso abbiamo le utenze da pagare di entrambi i locali, tutto quello che abbiamo guadagnato quest’estate ce lo siamo mangiato in bollette, affitti e utenze».
Dario è stanco, il locale di Empoli ora fa solo asporto di lattine e birra artigianale perché «non ci conviene nemmeno aprire la cucina». Ma se ci fosse una data certa «noi riapriamo, ce la facciamo ancora per poco però. Noi riapriamo in sicurezza, non senza regole, quelle le rispettiamo comunque anche se per noi è tremendo mandare via la gente, il nostro lavoro è accoglierle e siamo costretti ad allontanarle». «Però – sostiene Dario – dopo 14 mesi di chiusura, è evidente che non siamo noi la causa, dobbiamo imparare a conviverci e con il virus. Siamo allo stremo della forza economica, non fisica, non vediamo l’ora di poter accogliere di nuovo i nostri clienti. L’anno scorso ero più tranquillo, paradossalmente. Noi abbiamo bisogno di un aiuto consistente sui costi fissi, sulle bollette, le utenze e gli affitti che ci hanno prosciugato i risparmi di tre anni e mezzo di lavoro. Ed è già troppo tardi anche se i soldi ci fossero domani». —
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