Il Tirreno

Empoli

l’analisi della camera di commercio 

Nell’Empolese Valdelsa molte più chiusure che nel resto della regione

Daniele Dei

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EMPOLI. Adesso ci sono i primi dati puntuali che certificano la crisi economica legata al Covid. Quelli elaborati dalla Camera di Commercio di Firenze dimostrano come l’Empolese Valdelsa abbia in genere avuto un grave contraccolpo da questo alternarsi tra chiusure totali, chiusure parziali e limitazioni a non finire per tentare di arginare la diffusione della pandemia. Lo studio infatti ha analizzato il rapporto tra le aziende che si sono registrate nel 2020 e quelle che invece hanno comunicato la cessazione della propria attività: il bilancio è infausto e dimostra come ogni comune, chi più chi meno, abbia avuto pesanti ripercussioni. Rispetto alla media regionale, che vede un indice di eccedenza di meno 5, 8 per cento tra chi ha aperto e chi ha chiuso, soltanto due comuni sono riusciti a fare meglio e sono entrambi della Valdelsa: si tratta di Gambassi Terme (meno 2, 1 per cento) e Castelfiorentino (meno tre per cento).

L’indice di eccedenza si calcola facendo una frazione tra la differenza tra chi apre e chi chiude e la somma degli stessi due valori, moltiplicando il tutto per cento. Se si considera la media della città metropolitana, che ha questo indice a meno 17 per cento considerate le 4. 702 aperture e le 6. 627 chiusure, ci sono ben cinque comuni che sono messi peggio: quello con i dati più neri è Capraia e Limite in cui si sono iscritte 14 imprese ma hanno cessato la loro attività in 30. Nel 2020, in tutto l’Empolese Valdelsa sono nate secondo la Camera di Commercio 882 aziende e ne sono morte 1. 155: l’indice di eccedenza in questo caso è di –13, 4 per cento, leggermente migliore dunque di quello provinciale ma assai peggiore rispetto a quello regionale. Su questi numeri ci possono essere degli elementi che hanno influenzato in maniera più netta l’Empolese Valdelsa rispetto ad altre zone della Toscana che hanno abbassato la media regionale. «I settori che hanno maggiore difficoltà sono quelli prettamente legati alle produzioni identitarie dell’Italia nel mondo – è il parere del ricercatore dell’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica toscana) Nicola Sciclone – tra queste ci sono senza dubbio la moda, quindi la pelletteria, il conciario, l’abbigliamento in genere, e la meccanica, tutte produzioni ben presenti nell’Empolese Valdelsa. Sono quei settori che sono legati fortemente ai beni di consumo, i quali hanno sofferto molto in termini di calo produttivo e di fatturati, oltre nella capacità di avere liquidità».

L’Irpet nelle prossime settimane presenterà un suo studio per analizzare a propria volta quello che sta accadendo: «Non posso anticipare i numeri – conclude Sciclone – posso dire che a livello demografico abbiamo riscontrato anche noi un crollo delle nuove imprese ma non è ancora visibile l’effetto sulle cessazioni. I sostegni pubblici hanno portato alcune imprese a ritardare la loro chiusura e magari a sostenere alcune che altrimenti sarebbero già cessate. Gli effetti saremo in grado di vederli nel tempo». I dati della Camera di Commercio interessano da vicino anche i sindaci: «La zona ha un mix di produzioni che ha accusato una crisi maggiore rispetto ad altri – spiega il presidente dell’Unione dei Comuni, Alessio Falorni – penso alla meccanica che esporta oltre la metà della produzione. Essendoci ancora il blocco dei licenziamenti, questo dato rappresenta al momento il primo indicatore che ci fa capire come la pandemia sta premendo». –

Daniele Dei

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