Il Tirreno

Empoli

la fine di un locale storico  

La crisi spegne Tarek e la sua pizza: «Grazie a Certaldo e all’amore di tutti»

Giacomo Bertelli
La crisi spegne Tarek e la sua pizza: «Grazie a Certaldo e all’amore di tutti»

Chiude dopo 25 anni “Il Delfino”, in lacrime il ristoratore: «Questa comunità mi ha accolto, è la mia prima casa»

3 MINUTI DI LETTURA





CERTALDO. Una storia di integrazione e amore per il paese che lo ha accolto ma che adesso vede una brusca fermata, complice la pandemia e la luce in fondo al tunnel che tarda a vedere. A 62 anni, El Sayed Tarek, per tutti appunto Tarek, ha deciso di chiudere il suo ristorante “Il Delfino” a Certaldo, in via Roma. Una attività molto conosciuta in tutta la Valdelsa, che proprio nel 2021 tagliava il traguardo dei 25 anni. Si tratta di un duro colpo per il legame profondo che il ristoratore egiziano ha saputo instaurare con la comunità locale. Lui, in lacrime, ringrazia la comunità di Certaldo che è diventata, assieme all’Italia, dagli inizi degli anni Ottanta, la sua casa.

Venuto in Italia dall’Egitto, viveva nella città di Ismailia nata in concomitanza con la costruzione del canale di Suez. «Il mio arrivo in Italia è stato un momento straordinario – racconta – che non dimenticherò mai. Siamo scappati in quattro da una guerra che ci vedeva profughi in casa nostra e qui ho trovato più di una seconda patria». «Per me era molto difficile studiare – va avanti – puntai subito alla ricerca di un lavoro». Sin da subito si è inserito nel mondo della ristorazione, potendo contare sull’aiuto di un cugino, all’interno dell’ambasciata egiziana a Roma. Proprio nella città eterna comincia il suo viaggio nella professione che lo porterà poi in Toscana. Una lunga gavetta, tutta in cucina, da cameriere a cuoco, fra Roma, Firenze e Tavarnelle Val di Pesa. A Barberino Val D’Elsa e Certaldo le esperienze che lo vedono al timone. Si realizza così il sogno di dar vita ad una attività che porti la sua firma e stile. «Dopo tre mesi di permanenza in Italia mi accorsi subito che questo posto era fantastico e una volta arrivato a Certaldo ho capito di aver fatto la scelta giusta – spiega – Se dovessi guardare indietro al passato, ripeterei sicuramente il percorso che ho fatto».

Arrivato a Certaldo nel 1992 si occupava del ristorante Diana: «Quanti ricordi con Marco Villani, dietro a quel locale c’era una pista capace di attirare l’interesse di centinaia di persone per ballare e divertirsi». Il grande salto poi nel 1996 quando Tarek acquistò la licenza del caffè Notorius, all’altezza del cinema Boccaccio, e trovò dei fondi disponibili per l’affitto. Sarebbe nata qui l’avventura de “Il Delfino”.

Un nome curioso: «È un mammifero leale e buono, proprio come era mio padre, che lavorava in marina e il suo comandante portava quel nome. Sono cresciuto con lui e mi sono affezionato». A Certaldo è cresciuta la sua famiglia con due figli: uno vicino al padre con il ristorante, l’altro invece guida le navi, proseguendo il percorso del nonno. «Ho tanti ricordi vissuti all'interno di questi locali. Non avevo bisogno di pubblicità, le persone riempivano i tavoli, sentendosi a casa – va avanti – A Natale i volontari della Misericordia e della Croce Rossa, una volta finito il giro delle consegne di Babbo Natale, sedevano allo stesso tavolo per rilassarsi. Sono momenti unici e ho il cuore infranto dopo aver preso questa decisione, perché la mia vita era qui. Occorreva attendere ancora troppo tempo, prima di poter ripartire. Mascherina e distanziamento resteranno, non possiamo permetterci locali semivuoti, ecco perché ho deciso di chiudere anticipatamente».

I locali de “Il Delfino” adesso sono vuoti, sono stati portati via tavoli e sedie. Vi è rimasto lo storico forno e quel lungo corridoio. Deserto. Un silenzio spettrale, dove si notano due fessure sul tavolo di marmo, erano quelle della birra. La birra che Tarek regalava alla fine della cena ai suoi storici clienti che tornavano puntualmente al suo ristorante, perché in lui vedevano una persona prima di tutto solare e divertente. «Probabilmente, se sono entrato nel cuore di questa comunità, – conclude – è stato per merito del mio essere quello che sono. Adesso resto fermo, in attesa di una ripartenza, manca ancora qualche anno alla pensione». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini