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La Cna: «Va bene chiudere ma ora vaccini e indennizzi»

Daniele Dei
La Cna: «Va bene chiudere ma ora vaccini e indennizzi»

Il responsabile della Confesercenti Empolese-Valdelsa, Gianluca D’Alessio «Tra i nostri iscritti c’è tanta rassegnazione e spuntano le prime cessazioni»

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Daniele Dei

EMPOLI. Pur avendo tuonato in lontananza nei giorni passati, le categorie economiche temono il punto di non ritorno quando, nell'Empolese Valdelsa, assistono al copione già visto della "zona rossa" Covid che penalizzerà molti settori. Le 521 imprese di acconciatura e centri estetico dovranno di nuovo abbassare le saracinesche. «Le restrizioni più forti erano inevitabili – commenta Elena Bardi, coordinatrice di Cna Benessere Firenze – il contesto pandemico che viviamo è allucinante. C'è tanta rassegnazione ma anche presa di coscienza per cui, se non si prendono dei provvedimenti, non ne toglieremo le gambe. Alcune associate lo hanno detto: meglio chiudere, ma servono vaccinazioni rapide e massive, così poi riapriamo stando un po' più tranquilli». Tanti hanno prenotato sedute in questo periodo per evitare possibili stop precedenti la Pasqua, con molti appuntamenti dell'ultimo minuto. «Le aziende si erano preparate, in queste settimane hanno lavorato moltissimo – prosegue la delegata della Cna – la paura principale adesso è per gli indennizzi: secondo noi dovrebbero basarsi sui periodi in cui stiamo chiusi, non calcolando i fatturati di quelli in cui restiamo aperti. E poi c'è la piaga dell'abusivismo: non c'è settimana che come Cna non si presentino segnalazioni alle forze dell'ordine di persone che esercitano a casa, senza qualifica o in cassa integrazione da saloni di bellezza e centri estetici. Il fermo delle attività può solo incentivare questa pratica». Di «duplice giornataccia» parla Confesercenti Empolese Valdelsa: «Oltre all'annuncio dell'entrata in “zona rossa” – spiega il responsabile sindacale Gianluca D'Alessio – c'è contestualmente la non altrettanto ufficialità degli indennizzi per le chiusure territoriali come queste. Dalle bozze che circolano sul decreto legge “Sostegni” non trapela niente di positivo. La rassegnazione diffusa di commercianti e pubblici esercizi ormai è evidente: arrivano le prime notizie di chiusure, specialmente nella ristorazione e in quelle attività che in un anno hanno fatturato zero come agenzie di viaggi, noleggi con conducente, fornitori di servizi per il turismo. Sono poche, ma sono un campanello di allarme. In tanti stanno smettendo di fare l'asporto: non è mai stato redditizio ma almeno permetteva il rapporto con clienti. Questo tempo così lungo ha stufato gli imprenditori a tenerlo in piedi: aggiungerei anche che, visto come i contagi siano aumentati pur tenendo chiusi i pubblici esercizi, forse non era quella la cura». L'associazione di categoria prevede comunque una situazione generale diversa dal “lockdown” di un anno fa: «Le persone si sposteranno per lavoro – conclude D'Alessio – chiedere così sotto Pasqua è un'ingiustizia inammissibile. Siamo stati sempre quelli che hanno fatto i sacrifici senza cercare le polemiche pretestuose, ora sarà sempre più difficile mantenere questa linea. C'è un livello di indebitamento mai visto nella piccola e media impresa, non possiamo continuare a vivere sotto la minaccia di una “spada di Damocle”». —

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