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I dati dei contagi e la “mezza provincia” Ecco perché la zona rossa non è scattata

Daniele Dei
I dati dei contagi e la “mezza provincia” Ecco perché la zona rossa non è scattata

La richiesta dei sindaci al presidente Giani: «Servono più controlli e l’aumento dei posti letto Covid in altri ospedali» 

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Daniele Dei

EMPOLI. Se l'Empolese Valdelsa fosse stato una provincia, con un tasso della settimana corrente di 274 contagi ogni 100mila abitanti, avrebbe avuto tutti i requisiti per diventare una “zona rossa” Covid. Ma essendo parte della Città Metropolitana di Firenze, non è possibile a livello normativo alzare il limite di guardia, almeno che ogni sindaco si prenda la briga di chiedere alla Regione di attuare lo status per il proprio territorio, rischiando anche eventuali ricorsi al Tar da parte della società civile. Ci sono anche questi tra i motivi che hanno portato, alle porte di mezzanotte di venerdì, a prendere la decisione di far restare la zona al livello arancione, condivisa dal presidente della Regione Eugenio Giani con i sindaci del territorio. «Non è stata una bazzecola – spiega il presidente dell'Unione dei Comuni, Alessio Falorni – perché Giani aveva a disposizione varie opzioni, in particolar modo la chiusura delle scuole. Queste non sono automatiche, ma vanno ponderate. Venerdì sera abbiamo analizzato dato per dato, comune per comune. Quanto emerso non è una sostanziale salita dei contagi, ma la presenza di situazioni variegate. Nonostante il voler muoverci compatti come territorio, la normativa non ce lo permette». Ci si chiede come mai a Certaldo resti in piedi l'ordinanza del sindaco Giacomo Cucini e la disposizione di una settimana di scuole chiuse, ma altrove no.

«Alcuni sindaci – riferisce Falorni – hanno fatto presente come, sulla base dei contagi e del relativo tracciamento, gli istituti non figuravano come le fonti principali di contatto con il virus. Faccio un esempio che mi riguarda: a Castelfiorentino ho tre classi in quarantena e i contagi arrivano da situazioni esterne. Quindi si è arrivati a una decisione collegiale, su dati individuali». Si lascia quindi facoltà a ogni sindaco di intervenire con ordinanze se vengono ravvisate difficoltà, come hanno fatto Alessandro Giunti a Capraia e Limite, Alessio Mugnaini a Montespertoli e il già citato Cucini. L'incontro aveva visto partecipare anche i sindaci di San Miniato, Santa Croce, Castelfranco Di Sotto e Montopoli, riunendo quella che era l'ex Asl 11: «Il presidente Giani si messo a disposizione dei due territori – ha evidenziato il primo cittadino castellano – ha concordato l'impostazione venuta fuori dal tavolo. La discussione è stata tranquilla, ognuno presentando i propri punti di vista». Due le richieste che i sindaci hanno posto a Giani: un appello al prefetto di Firenze, Alessandra Guidi, affinché la polizia municipale non si sobbarchi i controlli necessari per prevenire la diffusione del contagio, e un altro all'Asl Toscana Centro per aumentare i posti letto Covid anche negli ospedali limitrofi all'Empolese Valdelsa, favorendo lo spostamento dei pazienti in modo da non ingolfare il “San Giuseppe” di Empoli, oberato di lavoro con i suoi quattro reparti di malattie infettive e i due di terapia intensiva. Il tavolo si aggiornerà la prossima settimana, alla presenza del Comitato Emergenza Prevenzione Scolastica. —

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