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«La violenza fascista dietro a quei morti»

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EMPOLI. «Sono trascorsi esattamente 100 anni dagli eventi che sono passati alla storia come i “fatti di Empoli”. Fu un evento drammatico e sanguinoso, nel quale persero la vita nove persone innocenti e sicuramente ignare di quello che stava accadendo». Cosìla sezione Anpi di Empoli, in riferimento alla strage compiuta l'1 marzo 1921 da militanti del Partito comunista d'Italia e membri delle Guardie rosse contro 46 marinai, che avevano il compito di riattivare le linee ferroviarie interrotte dagli scioperi di quei giorni a Firenze, scortati da 18 carabinieri, forse scambiandoli per squadristi. «In questi decenni quella vicenda è stata fonte di distorsioni e strumentalizzazioni – sottolinea l'Associazione dei partigiani in una nota – Noi non siamo come quei marinai e non possiamo essere inconsapevoli di quale fosse il contesto in cui quei fatti si verificarono. Nel 1921 lo squadrismo era in piena attività. Lo squadrismo non può essere separato dalla scientifica e selvaggia violenza mirata contro i luoghi della democrazia e della partecipazione. Una violenza brutale, feroce, reazionaria».

L'Anpi ricorda come «qualche giorno prima del 1° marzo 1921 era stato brutalmente ucciso Spartaco Lavagnini, segretario regionale toscano del sindacato ferrovieri. Il clima era incandescente e lo Stato non solo non interveniva a fermare le violenze fasciste ma, anzi, le forze dell'ordine erano spesso schierate dalla parte degli squadristi. Allora noi dobbiamo ricordare con la dovuta pietas i morti innocenti di quei drammatici accadimenti – conclude l'Anpi – , ma non possiamo non ricordare anche che quei “fatti di Empoli” erano in realtà “'fatti d'Italia”. Ovvero la conquista del potere da parte del fascismo, che di lì a pochi anni si trasformerà in un regime totalitario che ogni libertà vedrà soppressa». —

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