Attenzione
In arrivo una seconda terapia intensiva Covid
La direttrice dell’ospedale di Empoli: «Capisco i disagi, ma due settimane di zona rossa ci permetterebbero di riprendere la normale attività. Ora la situazione è critica»
Daniele Dei
EMPOLI. La “zona rossa” Covid dell'Empolese Valdelsa andava fatta da subito? A tre giorni dall'ultima riunione regionale in merito, il dibattito resta aperto. Intanto c'è un dato di fatto: poiché la terapia intensiva dell'ospedale “San Giuseppe” di Empoli anche ieri registrava il tutto esaurito con dieci persone ricoverate, in queste ore si sta valutando l'idea di ampliarne ulteriormente i posti letto, portandoli a 16. Altra ipotesi al vaglio è quella di inserire ulteriori 24 posti letto nell'area Covid ordinaria, dove in questo momento la capienza è per 92 ricoverati.
C'è da dire che in un giorno il saldo tra ricoveri e dimissioni ha portato ad avere 77 persone seguite dal personale ospedaliero rispetto alle 83 della rilevazione di venerdì. Considerato anche che tutti i 50 posti letto delle cure intermedie di Fucecchio e San Miniato sono al completo, la direttrice del “San Giuseppe” di Empoli Silvia Guarducci, come fatto in passato, non ha nascosto come nuove restrizioni potrebbero solo far bene al contesto.
«Capisco il disagio delle persone, ma una o due settimane in zona rossa ci permetterebbero di riprendere le normali attività», si legge in dichiarazioni rilasciate alla stampa fiorentina. «L'ospedale risente di una situazione critica – ha precisato Guarducci al Tirreno – lungi da me dare indicazioni sui colori delle zone. Noi siamo dei tecnici, con i sindaci siamo in costante contatto e con loro ci eravamo già confrontati. La mia dichiarazione era solo un modo per dire alla popolazione di stare attenti sui comportamenti che hanno ripercussioni fuori. C'è la necessità di riaprire la seconda rianimazione Covid, questo ci impone attenzione. Ci si avvicina ai numeri di novembre, si sta parlando di allestire un quinto reparto: stiamo aspettando ma dobbiamo essere in grado di dare una risposta. Facciamo parte di un'azienda con 13 ospedali e ci diamo tutti una mano al bisogno: ora siamo noi che stiamo aiutando quello di Pistoia».
L'assenza di divergenze tra Asl e istituzioni la conferma anche Enrico Sostegni: «L'azienda è stata consultata, a quella riunione c'era unità di intenti – spiega il presidente della commissione Sanità del consiglio regionale – lo stesso Giani mi ha espresso malumore per certe posizioni uscite sulla stampa. Non c'era un presidente che diceva sì e dei sindaci che si opponevano. «Guarducci ha ragione sulla "zona rossa" se guarda alla situazione del suo ospedale, ma il confronto provinciale mostra che ci sono anche strutture sanitarie senza Covid, come in Mugello e a Figline. Proviamo a reggere quattro giorni attendendo il nuovo decreto».
Una decisione «condivisa con il presidente della Regione Toscana e l’Asl», ribadisce il presidente dell'Unione dei Comuni, Alessio Falorni. Per Mauro Valiani, ex direttore della prevenzione dell'Asl 11 ed esponente di Sinistra Civica Ecologista, «Ritardare misure di contenimento, laddove i dati le rendano necessarie, significherebbe solo attendere il manifestarsi degli effetti che come sappiamo possono essere molto gravi. La progressione dei contagi consiglia la massima attenzione e rapidità di intervento». —
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