Il Tirreno

Empoli

Il presidio empolese a Roma non si ferma. «Siamo allo stremo: subito i risarcimenti»

Daniele Dei
Antonio Sabatino (con la mascherina nera) insieme ad altri manifestanti davanti a Montecitorio
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Antonio Sabatino (con la mascherina nera) insieme ad altri manifestanti davanti a Montecitorio

Presentata una causa collettiva per chiedere al governo un rimborso per i danni economici patiti fino ad oggi 

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EMPOLI. Una pattuglia di 80 ristoratori è andata a Roma per chiedere aiuto al Governo e alcuni di loro sono pronti a tornarci anche in questo fine settimana. Le persone che hanno aderito al gruppo “Ristoratori Toscana” nell'Empolese Valdelsa hanno il dente avvelenato dopo ormai un anno di pandemia, tanto da essere stati tra i sottoscrittori di una causa collettiva tramite gli avvocati Gaetano Viciconte e Fabio Cappelletti del Foro di Firenze, con l'obiettivo di chiedere all'esecutivo un rimborso per i danni patiti fino a oggi: dai mancati indennizzi fino alla svalutazione delle proprie imprese. Lunedì scorso circa 2.500 persone da dieci regioni diverse erano andate a Roma per una manifestazione in cui si chiedeva lo sblocco del decreto “Ristori 5” e altre misure di compensazione. «Da Empoli è partito un pullman con 34 persone – spiega il referente locale di “Ristoratori Toscana”, Antonio Sabatino del Bar Leontina di Empoli – più le altre che sono arrivate con mezzi propri. Ad alcuni giorni di distanza posso dire che ieri sono arrivati ai nostri associati i primi bonifici legati al “bonus filiera”. Alcuni senatori, incontrati a Roma, hanno riportato le nostre istanze ma ancora non è tutto risolto, tanto da essere rimasti lì a oltranza in un presidio a ricambio continuo».

Ogni giorno circa 50 ristoratori, in piazza Montecitorio o nelle vicinanze a seconda delle indicazioni della Digos, stazionano fino a quando i nuovi ristori saranno sbloccati: anche da Empoli c'è chi si sta organizzando per andare a “dare il cambio” a chi si trova lì. Tra questi c'è Massimiliano Caputo dell'“Antica Osteria del Sole” di Montelupo Fiorentino: lui, assieme a sei dipendenti, era già sceso nella Capitale lo scorso lunedì. «Dal 24 ottobre a oggi ho aperto otto volte a pranzo e basta – spiega Caputo – dopo venti anni di attività e tanti investimenti già mi stanno arrivando le raccomandate dai proprietari del fondi perché non pago l'affitto da quattro mesi. Lo scorso maggio avevo provato a fare l'asporto: su 3.200 euro di materie prime sono entrati 3.400 euro, ho lasciato perdere. Mi sto organizzando con altri del gruppo empolese di “Ristoratori Toscana” per tornare a Roma, tanto qui non otteniamo niente. Non è semplice perché anche andare qualche giorno a protestare richiede delle spese che in un momento come questo non sono facili da sostenere, ma va fatto: pretendo un aiuto da chi mi ha obbligato a chiudere».

Sul mondo di bar, ristoranti e affini adesso incombe sempre di più lo spettro di zone rosse, con l'aumentare dei contagi da Covid-19, con la certezza che anche questa Pasqua sarà amara. «Da arancione a rosso non cambia molto per la nostra categoria – conclude Antonio Sabatino – se non c'è gireranno ancora meno persone. L'asporto di per sé dà poche soddisfazioni, sarà ancora peggio. Per la Pasqua ormai eravamo pronti, a maggior ragione servono risarcimenti immediati dopo un anno di discorsi. Ho quasi bruciato 30mila euro di finanziamento e altri imprenditori si trovano al bivio sul farsi prestare altri soldi o chiudere». —

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