La manifestazione
Va dal figlio detenuto con la droga: arrestata
È la madre del giovane condannato per l’aggressione nel parco dell’Ambrogiana, nei guai anche il suo compagno
Matteo Leoni
FIRENZE. Fermati mentre cercavano di introdurre droga nella casa circondariale Mario Gozzini, nota come Solliccianino, adiacente al più ampio carcere di Sollicciano a Firenze. A finire nei guai sono stati una donna e il suo compagno, arrestati per detenzione di sostanze stupefacenti.
Lei è la madre di Alessio Martini, il ventiquattrenne che la notte del 14 ottobre 2017 a Montelupo Fiorentino, nel Parco dell'Ambrogiana, aggredì una ragazza di 17 anni colpendola con un mazzuolo per rapinarle il telefono. Dopo averla ferita in modo grave, l'aggressore scappò senza soccorrere la ragazza che rimase alcune ore (ferita e al freddo) dietro un cespuglio, dove lui l'aveva trascinata, prima di essere notata da alcuni passanti. Martini si trova in cella dopo essere stato arrestato, e poi condannato in primo e secondo grado, per il tentato omicidio e la rapina alla giovane.
Domenica scorsa la madre si è presentata a Solliccianino per uno dei tanti colloqui col figlio. Quando è entrata però non è riuscita a sfuggire ai controlli della polizia penitenziaria. Aveva della droga. In tutto, cinque grammi di cocaina, uno di hashish e tre pasticche di subutex, un potente antidolorifico a base di oppioidi. Lo stupefacente era nascosto nella biancheria intima, nella speranza di eludere le verifiche all'ingresso del carcere. Così per lei è scattato l'arresto in flagranza di reato. L'uomo che era con lei è finito in manette per la stessa accusa contestata in concorso.
Il sospetto degli investigatori è che la droga fosse destinata al detenuto, e che in passato possano essersi verificati episodi analoghi, per fare luce sui quali sono in corso accertamenti. Non sarebbe la prima volta, è l'ipotesi investigativa sul piatto, che della droga viene introdotta al Gozzini. Alessio Martini nel giugno del 2019 è stato condannato in appello a 10 anni di reclusione, la stessa condanna che gli era stata inflitta in primo grado, con rito abbreviato. In appello la difesa, avvocati Andrea Gallori e Manuela Montagni, aveva chiesto alla corte una derubricazione dell'accusa al reato di lesioni e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Inoltre aveva proposto alla parte civile un percorso risarcitorio, da concordare insieme al Garante per i detenuti e pure coi servizi sociali. I giudici però avevano respinto la linea della difesa, confermando in pieno la sentenza di condanna del tribunale. Inoltre, il tentativo di giustizia riparativa non è stato accolto. —
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