Il Tirreno

Empoli

la protesta 

I lavoratori artigiani aspettano da ottobre la cassa integrazione

Marco Pagli

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empoli. Oltre cinquemila lavoratori dell’artigianato nel circondario sono senza retribuzione da ottobre. L’ultima erogazione del Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (Fsba, che equivale alla cassa integrazione per questo settore) ha riguardato i mesi da giugno a settembre. Ma per l’autunno e l’inverno i dipendenti che hanno subito un azzeramento o una riduzione dell’orario a causa del Covid-19 non hanno ancora avuto accesso all’ammortizzatore sociale. «Così non riusciamo più ad andare avanti – spiegano Cinzia Paolini, Massimo Ghiribelli e Antonella Tarchiani, tre lavoratori di una piccola città artigiana di Montespertoli che produce articoli da regalo in resina, la Riccardo Marzi srl – La nostra è un’azienda che prima del Covid-19 era sanissima, non aveva un debito e aveva tanti ordinativi. Produciamo oggetti per turisti, souvenir per tutte le principali città d’arte italiane e da marzo siamo praticamente fermi. Siamo solo cinque dipendenti e i nostri datori stanno facendo debiti per non chiudere e andare avanti. Chiediamo solo ciò che ci spetta: gli ammortizzatori sociali a cui abbiamo diritto». La lentezza nel pagamento ai lavoratori è legata alla farraginosità del sistema di erogazione dei soldi. Un problema che esiste da maggio e che nessuno ad oggi è stato in grado di risolvere. Il fondo deve essere finanziato dal governo, quindi i soldi vengono distribuiti agli enti regionali che poi danno i soldi alle imprese che a loro volta pagano i dipendenti. Tutto ciò provoca tempi di attesa enormi. «Questa è una situazione inaccettabile in un Paese normale – attaccano Sergio Luschi della Filcams Cgil di zona ed Elena Aiazzi della segreteria metropolitana Cgil – Siamo di fronte a migliaia e migliaia di lavoratori che non ricevono ammortizzatori da mesi e che non sanno più come pagare le bollette o fare la spesa. Questi lavoratori stanno mostrando una dignità enorme, anche perché stiamo parlando di retribuzioni che al massimo vanno da 800 a 1.000 euro. Chiediamo che il governo, oltre a rifinanziare la cassa e a prorogare il blocco dei licenziamenti, introduca un sistema unico ed uniforme di ammortizzatore. Nel frattempo siamo convinti che anche le aziende possano fare la loro parte: in alcune abbiamo già stretto accordi per l’anticipo della cassa e sarebbe necessario che altre si muovessero in questo senso». —

Marco Pagli

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