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Empoli

sabatini (ambiente e sicurezza di cna) 

Le ipotesi sullo scoppio che martedì ha devastato il laboratorio di Pontorme

Marco Pagli
Le ipotesi sullo scoppio che martedì ha devastato il laboratorio di Pontorme

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EMPOLI. Mancata manutenzione, usura del macchinario, difetto di funzionamento o urto forte. Se l’esplosione del compressore che martedì mattina ha ucciso Francesco Santiccioli nella sua falegnameria di Pontorme sia stata provocata da uno di questi fattori o se l’incidente sia avvenuto per un concorso di cause, non è facile dirlo. Nemmeno per un esperto in materia come Riccardo Sabatini, responsabile ambiente e sicurezza della Cna provinciale. «In trent’anni di attività non mi è mai capitato di confrontarmi con l’esplosione di un compressore – dice – si tratta di un’eventualità davvero difficile da verificarsi, perché per quanto possa essere vecchio ci sono comunque dei dispositivi di sicurezza che dovrebbero bloccare la pressione nel caso in cui ci sia qualcosa che non va». Tuttavia, qualcosa nel macchinario utilizzato nella bottega artigiana al 112 di via di Pontorme non ha funzionato. «La prima cosa da capire è se il compressore era stato sottoposto a manutenzione –- prosegue Sabatini – per macchinari relativamente piccoli come quello utilizzato in aziende artigiane di ridotte dimensioni non è obbligatoria un’ispezione annuale. Ma la manutenzione, seppure sia necessaria, è a discrezione del titolare. Sicuramente più uno strumento è vecchio e più è sottoposto ad usura. Può darsi che si siano otturati gli augelli da cui fuoriesce l’aria o che la valvola che monitora la pressioni si sia guastata. Altra possibilità è che il serbatoio fosse danneggiato, la superficie in metallo corrosa oppure che il compressore abbia ricevuto uno o più urti forti che ha indebolito la struttura. Con ogni probabilità sono stati più elementi concomitanti a provocare l’esplosione». —

Marco Pagli

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