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Assolto dopo otto anni gestore di “Compro oro” accusato di ricettazione
ALTOPASCIO. Otto anni d’inferno con l’infamia del carcere per una vicenda che lo vedeva nei guai con l’accusa di ricettazione legata all’acquisto di oro e preziosi rubati da parte di una gang di nomadi.
Per questo motivo lunedì mattina, quando il giudice Michela Boi ha letto il dispositivo della sentenza pronunciando la formula «perché il fatto non sussiste» che per i non addetti ai lavori equivale ad un’assoluzione piena, Tonino Santorufo, 39 anni, residente ad Empoli, nel 2013 gestore del Compro oro “G&T preziosi” di via Marconi ad Altopascio, è scoppiato in un pianto dirotto e liberatorio confortato dal suo legale Ilaria Vettori che gli è stata sempre vicino per tutto questo lunghissimo tempo. Tra udienze rinviate, cambi di giudici e altre problematiche.
Per Santorufo quell’arresto, poi trasformato in domiciliari, è stato come un pugno nello stomaco. Perché per un commerciante orafo l’accusa di ricettazione, proprio in relazione, alla delicata attività svolta, è la più grave e infamante.
L’episodio risale al 2 gennaio 2013 quando i militari dell’Arma fecero irruzione nell’esercizio commerciale gestito da Santorufo, che aveva aperto la sua attività nel comune del Tau da appena due mesi, dove poco prima erano entrati due nomadi slavi (all’epoca rispettivamente di 32 e 19 anni, senza un’occupazione e con denunce per furti alle spalle), che avevano consegnato una ventina di pezzi – anelli, collier e monili vari – per un valore di alcune migliaia di euro in un mini laboratorio attiguo all’ingresso del locale.
Per i carabinieri quegli oggetti in oro sarebbero stati provento di furti avvenuti in abitazioni o villette della Lucchesia o delle province limitrofe. Tra l'altro i militari, che avevano sequestrato i preziosi, erano alla ricerca dei legittimi proprietari degli oggetti di valore dopo la denuncia di un abitante della zona che fece partire il blitz. —
L.T.
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