Sicurezza
Niente visite da mesi per i venti ragazzi «Sono come carcerati»
Indignati i genitori e i parenti: «Dopo le due dosi di vaccino non ci consentono di avvicinarli, dobbiamo vederli da fuori»
Daniele Dei
CASTELFIORENTINO. Venti ragazzi hanno ricevuto due dosi di vaccino ma, nonostante questo, non possono ricevere le visite di genitori e parenti dallo scorso 8 ottobre. Sono alcune madri e padri a denunciare la situazione relativa alla gestione dell'emergenza Covid alla residenza sanitaria per disabili "La Ginestra" di Castelfiorentino, chiedendo che qualcuno sblocchi la situazione. «Da marzo sono potuti uscire il 6 luglio – spiega Laura Corsi, madre di un ospite – e poi da quattro mesi sono ancora lì dentro, come dei carcerati. Alcuni di loro, prima del Covid, passavano alcuni giorni alla settimana con le loro famiglie, adesso sono rinchiusi. Hanno fatto il vaccino il 4 e il 25 gennaio, ancora non ci sono indicazioni per organizzare gli incontri. L'unico modo per vedere i nostri figli è restare fuori e guardarli alla finestra del primo piano». Critiche arrivano per l'equiparazione delle strutture residenziali, che siano per anziani o per disabili: «A "La Ginestra" – prosegue Corsi – ci sono persone che hanno problemi di natura psichiatrica, ma fisicamente stanno benissimo. Sono ragazzi che facevano attività di sport, di rieducazione. Ci avevano proposto la "stanza degli abbracci", ma abbiamo rifiutato perché non è una soluzione idonea. Tra i nostri ragazzi c'è nervosismo, le giornate sono lunghe in una struttura con due corridoi, non ce la fanno più. Abbiamo chiesto alla Regione, all'Asl, al presidente della commissione regionale sanità Enrico Sostegni: le risposte sono vaghe, come se non ci prendessero in considerazione». «Se dopo una settimana dalla seconda dose di vaccino si è immuni – le fa eco un altro genitore, Renato Bruni – dovrebbe essere automatico il poter uscire di nuovo dalla struttura. Invece, dobbiamo attendere che una task force, non sappiamo nemmeno composta da chi, si debba riunire per decidere e chissà quando lo farà. Nel momento in cui avevano calendarizzato i vaccini, doveva già esserci una strategia per fare uscire i ragazzi. Siamo in zona gialla come questa estate, ma loro restano ancora dentro. Non sono disposto a tollerare altri ritardi e inefficienze: nei prossimi giorni voglio andare assolutamente a prendere mio figlio e portarlo fuori». —
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