Gioco
La cappellina Calistri in attesa di restauro: aveva ispirato lo scrittore Mereskovskij
La valorizzazione del Montalbano come parco letterario? L’associazione “Vinci nel cuore” ha lanciato una proposta
VINCI. Delle condizioni precarie della cappella cosiddetta “del Calistri” , di proprietà privata e vincolata dalla Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici, avevamo scritto sulle colonne di questo giornale già nel lontano 2007. Auspicavamo allora soluzioni per coinvolgere enti pubblici ed aziende o enti privati in una serie di progetti di recupero e valorizzazione, anche dal punto di vista turistico, di questi manufatti, magari con degli itinerari specificamente progettati, per salvare le ultime testimonianze di una religiosità popolare, quei segni di pietra che da secoli costituiscono parte integrante del nostro stupendo paesaggio costruito faticosamente con il lento lavoro dell'uomo e pian piano cancellato dalla sua noncuranza. Qualcosa adesso sembra muoversi. Il fatto è che quell’edificio sacro, che appare ormai prossimo alla rovina, non è situato in un luogo qualsiasi; è sulla strada che va dal valico del Pinone sul Montalbano, attraversando Vitolini, dopo il bivio delle Quattro Madonne discende a Vinci: arrivati all’incrocio con la strada che proviene dal borgo di Sant’Ansano, in un tratto pianeggiante, ecco la cappella.
Da lì si può godere di uno dei panorami più straordinari della terra del Genio. La vista spazia dalle Apuane agli Appennini, più vicino la catena collinare del Montalbano e proprio davanti al viandante che sosta in prossimità dell’edificio sacro si staglia nitido il profilo della città di Vinci, incorniciata dalle viti e dagli olivi. Nessun visitatore che sia transitato da qui è rimasto indifferente a questa veduta. Lo ricorda anche Nicola Baronti, avvocato, poeta e cultore delle memorie vinciaresi che recentemente dalle colonne del blog dell’associazione Vinci nel cuore, Li omini boni, ha voluto segnalare lo stato di grave abbandono del manufatto e nello stesso tempo lanciare una proposta piuttosto interessante: «Il Montalbano – si chiede - potrebbe diventare un parco letterario? A mio avviso ne avrebbe tutte quante le caratteristiche. Il parco letterario costituirebbe per il nostro territorio un nuovo tipo di approccio a un turismo culturale e responsabile, attualmente monopolizzato da Leonardo, spostando l’attenzione verso la conservazione di altri e diversi beni culturali e ambientali, con particolare riguardo al patrimonio immateriale».
L’idea è arrivata ricordando il professor Luigi Testaferrata, da poco scomparso, che in un racconto, “Io lei Vinci”, rammentava un incontro fatale con una giovane donna avvenuto in una mattina del gennaio 1944 quando sfollato a Sant’Ansano, a causa della guerra, mentre raggiungeva in bicicletta Vinci, dopo una curva gli appariva nella sua bellezza, dietro la “Cappella delle Missioni”, la cappella del Calistri. A distanza di quarantotto anni, accompagnando sul posto un amico, lo scrittore empolese rivive le stesse emozioni, l’apparizione della «figura della mia adolescenza accompagnata dalla figura dell’adolescenza di lei».
Non è stato l’unico a lasciare il suo cuore qui. Più indietro ancora, il grande romanziere russo Dimitri Mereskovskij nel romanzo del 1901 “Leonardo da Vinci” con la sua scrittura fa percorrere al protagonista lo stesso tragitto raccontato dal Testaferrata. Leonardo da Vinci, ormai uomo maturo, ritorna al paese natale passando dalla parte della cappellina: «Il terreno diveniva più aspro. La salita si faceva sentire, lenta ma continua. Si respirava più facilmente. Il viaggiatore aveva ormai superato Sant’Ansano, Calistri, Lunardi e la cappella di San Giovanni… Improvvisamente, a un’ultima svolta del sentiero, apparve il villaggio di Vinci. Ormai ogni traccia di piano era scomparsa: la pianura s’era fatta collina, la collina montagna. Appunto addossato a una collina sorgeva il villaggio, minuscolo, compatto, biancheggiante di pietra. Nel cielo ormai cupo svettava lieve e sottile la torre di un’antica fortezza. Qualche pallida luce rischiarava qua è là le finestrelle delle casette».
Indubbiamente un luogo di ispirazione letteraria che nei secoli, attraverso le parole di poeti e romanzieri ha fatto narrare Vinci e il Montalbano in tutto il mondo. Promuovere percorsi nei luoghi che, per la loro posizione o storia, comunicano le medesime sensazioni che hanno ispirato nel passato scrittori, poeti e pittori sarebbe un bel modo per valorizzare queste colline.
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