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“Bipolare Revolution”, nuovo disco di Careka

“Bipolare Revolution”, nuovo disco di Careka

È uscito proprio in questi giorni nei negozi digitali  il secondo album del cantautore empolese Antonio Sora

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EMPOLI. Una gestazione lunga nove mesi, iniziata nel marzo scorsa e terminata poche settimane fa. Il secondo album del cantautore empolese Antonio Sora, in arte Careka, è un vero e proprio figlio del Covid. Si chiama “Bipolare Revolution” ed è uscito proprio in questi giorni sulle principali piattaforme e negozi digitali. «É stato un anno surreale, che ha cambiato molto fuori e dentro di me. Le difficoltà sono state e continuano ad essere tante, ma l’emergenza mi ha permesso di tirare fuori cose che fino ad ora erano rimaste sommerse». Nato a Pomigliano d’Arco alla fine del 1988, Antonio si è trasferito a Empoli nei primi anni Duemila. E qui è cresciuto anche artisticamente, attraverso il laboratorio Urban Being e le varie collaborazioni che lo hanno visto prendere parte a tre progetti musicali tra il 2012 e il 2015. Poi è arrivata la maturità con l’avvio della carriera da solista, culminata all’inizio del 2020 nel primo album, “Careka”. Rap, soul, funky con sonorità che sconfinano nella trap e nell’elettronica. Careka è un vero e proprio sperimentatore, in grado di innovare e innovarsi.

Capace di trarre ispirazione dall’esperienza quotidiana. Ed è per questo che lo scoppio della pandemia da Covid-19, con tutte le conseguenze che ha prodotto nell’ultimo anno, non poteva che rappresentare per lui l’ennesimo spunto.

«Ho iniziato a scrivere e a comporre nel marzo 2020 - spiega - nel momento in cui tutto stava cominciando. Il lockdown, la paura, i divieti, la fine della nostra vita sociale come l’avevamo conosciuta fino ad allora. Nelle canzoni che sono presenti nell’album tutto questo si sente, anche se non è l’oggetto principale di questo lavoro. Mi ci sono voluti diversi mesi per mettere nero su bianco tutto ciò che era cambiato, sia dal punto di vista dei contenuti che della musica. Ho lavorato molto su me stesso e il tempo della socialità che ci è stato tolto l’ho reinvestito nella ricerca sulle melodie, sul canto e sulla scrittura. Allo stesso tempo sono riuscito ad esprimere molti degli aspetti che finora avevo represso e credo di essere migliorato sia come persona che come artista».

Anche se, specie per un artista, le cose perse a causa dell’emergenza sanitaria sono moltissime. «Mi manca l’esibizione e il contatto con il pubblico. Da questo punto di vista l’ultimo anno è stato terribile. Speriamo di poter tornare presto sul palco».

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