Il Tirreno

Empoli

ORIGINARIO DI CASTELFIORENTINO ERA RICOVERATO A LIVORNO 

Muore in ospedale: si indaga per omicidio colposo

Federico Lazzotti
Muore in ospedale: si indaga per omicidio colposo

2 MINUTI DI LETTURA





Federico Lazzotti

LIVORNO. Il diario in cui Giovanni Mesini, il sessantottenne originario di Castelfiorentino scomparso giovedì scorso, ha raccontato con crudezza il suo dramma all’ospedale fino a poche ore prima di morire, si è trasformato in una sorta di esposto su cui adesso la Procura di Livorno sta indagando per verificare eventuali responsabilità mediche.

Il pubblico ministero Pietro Peruzzi a cui è stato affidata l’indagine, ha aperto un fascicolo contro ignoti, quindi senza indagati, dove ipotizza il reato di omicidio colposo. Ma non solo, perché dopo l’articolo pubblicato dal Tirreno nell’edizione di venerdì, lo stesso pubblico ministero ha delegato la sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri ad acquisire sia le cartelle cliniche del paziente che tutta la documentazione medica che riguarda il sessantottenne. Inoltre domani dovrebbe essere affidato al medico legale l’incarico per effettuare l’autopsia e chiarire le cause del decesso.

Molti – leggendo i messaggi pubblicati dalla vittima su Facebook – gli interrogativi che riguardano la sua permanenza in ospedale: ricoverato lo scorso 14 dicembre per una polmonite non collegata al coronavirus, è morto dopo un mese esatto, durante il quale è stato contagiato prima dal New Delhi e poi dal Covid.

Oltre a questo primo elemento ce n’è anche un altro che invece riguarda le cure che (non) sono state garantite al sessantottenne. Lo stesso Mesini, infatti, proprio in uno degli ultimi post raccontava del suo calvario straziante, una cronaca drammatica del lento declino senza però mai perdere sagacia e perfino quel filo ironia che lo ha sempre caratterizzato.

«Se non è ostruzionismo questo non so cosa lo sia. Mi si stacca – scrive riferendosi a una infermiera – la sonda usa e getta del saturimetro. Tento due volte la riparazione, infine suono. Arriva l’infermiera, credo che sia la stessa dei “vaffanculo”. Mi si piazza a due metri e mezzo, io sono occluso dal ventilatore e non posso urlare per ovvi motivi di respirazione. Mi fa parlare a vuoto per concludere con un “non capisco”. Si avvicina un poco, capisce la richiesta, promette soluzione che a 40 minuti di distanza non c’è ancora stata. Sulla possibilità di rapido intervento hanno buon gioco a raccontare quel che vogliono. Sulla screanzatezza e sull’innervosire anziché tranquillizzare chi sta patendo un virus mortale, direi che possono farlo un po’ meno». E ancora: «È il cinismo degli "italiani brava gente". Bè, stiano attenti che magari non sia la vittima a farla pagare al carnefice. Se crepo cercate tutti di vederci chiaro, eh?».

La procura lo sta facendo: «Si tratta – spiegano – di un attività esplorativa per verificare eventuali anomalie. Un atto dovuto dopo quello che è stato pubblicato sul giornale nei giorni successivi al decesso». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa