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I negozi sono chiusi ma il conto arriva Commercianti beffati dalle cartelle Inps

Daniele Dei
I negozi sono chiusi ma il conto arriva Commercianti beffati dalle cartelle Inps

Il passaggio a “zona rossa” è avvenuto tardi per rinviare la scadenza. D’Alessio (Confesercenti): «Difficile da digerire»

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Tasse da pagare anche quando si è chiusi: per le imprese non c'è davvero pace e anche quando i "ristori" ci mettono una pezza le scadenze sono rimaste lo stesso.

Lunedì scorso, per esempio, l'Inps ha preteso ai commercianti il pagamento dei contributi nonostante fosse stata decretata la "zona rossa". Una situazione che ha interessato la Toscana e la Campania ma non gli altri territori sottoposti dalle massime restrizioni nazionali. «La scadenza era stata già programmata nell'anno fiscale per il 16 novembre – spiega Gianluca D'Alessio, responsabile sindacale di Confesercenti Empolese Valdelsa – soltanto che, avendo la nostra regione "cambiato colore" soltanto venerdì sera, non è stato possibile per i commercialisti applicare le procedure di rinvio che erano previste. Diciamo che non è stato facile per gli esercenti digerire il pagamento di ulteriori contributi quando si è chiusi. L'ordine dei commercialisti aveva sollevato la questione, specificando che i provvedimenti erano stati emessi senza che si sapesse nel dettaglio tutto quello che stava al di dietro. Per esempio il Governo è previsto la sospensione dei contributi dei dipendenti, ma non la parte Inail spettante al titolare».

La tendenza generale però, secondo quanto appreso dalla Confesercenti di zona, è stata quella di rispettare la scadenza prefissata e non attendere che qualcuno si pronunciasse. «Chi ha potuto lunedì ha pagato – prosegue D'Alessio – anche perché l'agevolazione per le "zona rosse" prevedeva uno spostamento della scadenza a marzo 2021: in uno scenario così incerto in cui non si sa come arriveremo a marzo, in cui le speranze riposte sul Natale si stanno via via affievolendo, si è preferito pagare adesso e non trascinarsi a primavera una nuova gabella, considerato anche che i primi mesi dell'anno sono deboli come fatturati e richiedono spesso investimenti, come l'acquisto delle nuove collezioni di abiti».

Insomma, sarebbe servito un altro tipo di approccio dall'alto. «La situazione si poteva affrontare con un "anno bianco" fiscale – conclude – questo avrebbe fatto sì che i "ristori" altro non fossero che una partita di giro per permettere il pagamento delle scadenze che, qualora rinviabili, sono comunque da rispettare».

Anche la Cna, a livello provinciale, ha sollevato i propri dubbi in merito. «Il 16 novembre veniva richiesto un minimo di mille euro di Inps per un trimestre, non era cosa da poco – spiega Fabrizio Fallani della Cna Empolese Valdelsa – pensiamo per esempio a chi lavora negli autotrasporti e nel turismo. La situazione è in divenire e bisogna che il Governo intervenga con una serie di chiarimenti: l'occasione si spera possa essere il previsto "Ristori Ter" poiché, tra l'altro, a fine mese ci sono anche da versare gli acconti del 2020. Chi ha potuto ha pagato in tempo ma certe imprese in difficoltà finanziarie sappiamo che la scadenza non sono riusciti a ottemperarla».

Il presidente della Cna Metropolitana di Firenze, Giacomo Cioni, ha chiesto su questo tema l'intervento del presidente della Regione, Eugenio Giani. —

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