Italia
«Luminarie accese in segno di speranza ma andare avanti è sempre più dura»
Empoli, con le nuove restrizioni per il covid-19 da oggi bar, pasticcerie e ristoranti continuano l’ attività con l’asporto e la consegna a domicilio
EMPOLI. Le nuove restrizioni in vigore da oggi con l’entrata della Toscana nella cosiddetta “zona arancione” non spengono la volontà di ristoratori, titolari di bar e pasticcerie di tenere duro. La quasi totalità di loro, infatti, proseguirà con l’attività di asporto e consegna a domicilio, nonostante la somministrazione al banco sia vietata. Intanto dal resto dei commercianti, che non sono interessati dagli obblighi di chiusura ma che con il passaggio da zona gialla ad arancione prevedono una ulteriore riduzione del giro di affari, arriva la richiesta di un sostegno economico per riuscire ad affrontare la crisi. Visti anche i presagi non certo ben auguranti – certificati dalla decisione di amministrazione e associazione Centro Storico di rimandare al prossimo anno il grosso degli investimenti previsti per la “Città del Natale” – su una possibile ripartenza nel periodo delle feste.
Peraltro i finanziamenti, tra cui i 67mila euro previsti per il sostegno al commercio, sono stati al momento congelati e si sta pensando a come investirli al meglio. «In accordo con l’amministrazione (la stessa Brenda Barnini ieri ha comunicato la decisione tramite i social, ndc) abbiamo annullato gli eventi e anche la maggior parte delle installazioni natalizie – spiega Eros Condelli, titolare del Bar Vittoria e del Centrale e membro dell’associazione Centro Storico – non ci sarà la cupola, né la casa di Babbo Natale, la pista di pattinaggio, il trenino e nemmeno le proiezioni. Abbiamo voluto, però, mantenere le luminarie per dare un messaggio di speranza e far sì che il nostro centro mantenga la propria bellezza in un Natale che sarà difficile e duro per tutti. Non mancherà la solidarietà: il ricavato dell’albero natalizio di piazza della Vittoria sarà destinato al polo pediatrico del San Giuseppe». Nel frattempo, i due locali di cui l’imprenditore è titolare rimarranno attivi, come molti altri nel centro e non solo. «Noi continueremo a lavorare – conferma anche Andrea Vezzosi della pasticceria Gaggioli e Vezzosi – perché la legge, che pure mi sembra assurda perché non credo che chiudendo bar e ristoranti si blocchi il contagio, ci permette di effettuare vendita da asporto e consegne. Sulle luminarie io sono favorevole che vengano istallate perché credo che ci sia bisogno di bellezza». Più pessimista Antonio Sabatino del bar Leontina, coordinatore territoriale dell’associazione Ristoratori Toscani. «Già da due settimane abbiamo deciso di non servire più colazioni per ridurre i costi – dice – continueremo con l’asporto di confezionati».
Anche sul fronte dei ristoranti l’umore è ai minimi. «Rimarremo aperti per l’asporto solo da giovedì a domenica – afferma Nastasja Andretta, titolare de “La Maison” di piazza Farinata – finora avevamo avuto un po’di clientela per pranzo, ma con queste ulteriori restrizioni tutto si sta facendo più difficile e anche la possibilità di perdere il periodo natalizio rischia di far chiudere la gran parte delle aziende del settore». Presagi neri arrivano anche da chi non è direttamente toccato dalle chiusure. «I negozianti si chiedono il senso di rimanere aperti in queste condizioni – spiega Gianluca D’Alessio, coordinatore di Confesercenti di zona – con smart working, bar e ristoranti chiusi e il divieto di spostarsi tra comuni chi andrà a comprare nei negozi. Il problema è che questa categoria non è tra quelle indennizzate: gli esercenti sono disponibili anche a chiudere, ma serve allargare la platea di accesso ai ristori». –
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