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Salvato dalla moglie dopo l’infarto ora è a casa: «Inizia una seconda vita»

andreas quirici
Salvato dalla moglie dopo l’infarto ora è a casa: «Inizia una seconda vita»

In attesa del 118 la donna gli aveva fatto il massaggio cardiaco. Ieri Davide è stato dimesso dopo 40 giorni di ricovero

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SANTA MARIA A MONTE

«Questa esperienza mi ha cambiato la vita. Sarò un uomo migliore». Davide Pietroburgo sembra davvero sicuro di quel che dice dopo quaranta giorni di ricovero all’ospedale Cisanello di Pisa. Un tempo infinito a cercare di recuperare dall’infarto che l’ha quasi ucciso una domenica mattina nel letto del suo appartamento al secondo piano di una palazzina a Ponticelli di Santa Maria a Monte. «Se non fosse stato per mia moglie e mia figlia sarei morto», dice nel giorno del suo ritorno a casa.

In effetti, Barbara Santocono, 43 anni, operatrice socio-sanitaria all’ospedale di Empoli, è stata la principale protagonista del salvataggio del marito, grazie a un massaggio cardiaco incessante ed energico mentre era al telefono col 118, in attesa che arrivasse l’ambulanza. Una forza data dalla disperazione tanto da provocare fratture multiple in cinque costole all’operaio della conceria Volpi Giuseppe di Ponte a Egola.

Ad oltre un mese dal ricovero, i ricordi di Davide hanno un buco nero. «Barbara era tornata dal turno del sabato notte – racconta –. Abbiamo fatto colazione e ci siamo messi a letto. Poi il buio fino a quando ho riaperto gli occhi in ospedale dopo il coma di alcuni giorni. Mi ha raccontato che avevo la schiuma alla bocca, gli occhi fuori dalle orbite e che tremavo». Ma di questo l’appassionato di mountain bike non ha memoria. Neppure del viaggio in elisoccorso e del trattamento ricevuto nei primi giorni in terapia intensiva. «Quando mi sono risvegliato e ho visto mia moglie ho cominciato a piangere – aggiunge con la voce rotta –. Ho ripreso a vivere, ma all’inizio non riuscivo a parlare e nemmeno a camminare. Ho girato vari reparti e cambiato compagni di stanza. Ho visto tanta sofferenza attorno a me, ma anche tanto affetto e attenzione. Sia da parte della mia famiglia, degli amici, dei datori di lavoro e dei colleghi che del personale sanitaria che si è occupato di me. E ringrazio tutti indistintamente».

Il cinquantenne ieri è tornato a casa con le sue gambe. Riesce a camminare da solo dopo tante cure e un’operazione per l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo. «Un’emozione che non si può descrivere – sottolinea –. Ma mi sembra di vivere un brutto sogno».

Le stesse parole pronunciate da Barbara subito dopo la terribile esperienza di quella maledetta domenica. «È un incubo – dice la donna – ma è tornato a casa e questo è l’importante. Anche se ho già paura di doverlo lasciare da solo mentre sono al lavoro. Pensate che mia figlia Chiara ha detto che di notte lo osserverà mentre dorme».

L’importante è ripartire dopo così tanto tempo in apnea. «È stata una grande sofferenza – aggiunge la moglie – ma sono stata aiutata tantissimo da persone splendide. Ne ringrazio alcune come Stefano Martinucci, Antonio Cannatella, Maria Sibilio, Martina Gori, Paolo Santonocito e Agata. Poi il fratello di Davide, Ivan Pietroburgo, sua moglie Amelia Amenta. E i dottori di Cisanello Paolo Malacarne, Stefano Viviani e Cristiano Iannetto. Ma soprattutto Nico Rossi, il mio caposala all’ospedale di Empoli e tutti i miei colleghi che mi hanno permesso di stare vicina a mio marito». Difficile capire cosa provi la coppia originaria di Lentini. Ma Davide toglie i dubbi: «Ero morto. Mia moglie e mia figlia mi hanno dato una seconda possibilità. Non voglio sprecarla». —

andreas quirici

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