Attenzione
«Uno sciopero per chiedere all’Eurospin che vengano rispettati sicurezza e orari»
Presidio dei sindacati davanti al punto vendita di Sovigliana. I lavoratori: «Sul rischio Covid non ci sentiamo tranquilli»
VINCI. Una giornata di sciopero, lunedì 2 novembre, con un presidio di fronte ad uno dei punti vendita del circondario per chiedere più sicurezza e rispetto dei diritti sul lavoro. Sono stati oltre una trentina i lavoratori dei tre supermercati Eurospin dell’Empolese Valdelsa (quelli di Montelupo, Vinci e Certaldo) che hanno protestato, portando le loro ragioni di fronte all’ingresso del negozio di Sovigliana e chiedendo all’azienda di essere ascoltati.
Da una parte la richiesta è di avere plexiglass di protezione alle casse, maggiore attenzione al contingentamento degli ingressi, rispetto dei turni di lavoro senza ricorso a lunghi straordinari. Dall’altra uno stop alla sanificazione dei locali da parte di commessi e commesse, coinvolgimento di operatori qualificati per la pulizia e chiarezza sui tempi. «Abbiamo aperto questa vertenza per le gravi mancanze che l’azienda sta continuando ad avere nei confronti dei propri dipendenti – attacca Massimiliano Fabozzi della Filcams Cgil – e, trattandosi di supermercati in ambito alimentare, anche della clientela. Nei giorni scorsi abbiamo cercato di avere delle risposte da parte della direzione, che però ci ha risposto con un comunicato nel quale affermava che si stava organizzando per adeguarsi alle norme di sicurezza e anticontagio e che i comitati di sicurezza previsti dai decreti governativi sono stati nominati, cosa che né a noi né ai lavoratori risulta. Chiediamo un incontro all’azienda in cui discutere delle questioni che sono state sollevate. Se ci verrà rifiutato andremo avanti con la mobilitazione aprendo uno stato di agitazione per novembre e dicembre e chiederemo un tavolo istituzionale. Esigiamo sia rispettata la sicurezza di chi lavora e di chi va a fare la spesa».
Di fronte a carichi di lavoro che per il settore della grande distribuzione alimentare sono aumentati con l’emergenza sanitaria, la tutela dei lavoratori è un elemento ancora più importante. «Pochi giorni fa sono state addirittura aggredito da un cliente sia verbalmente che fisicamente perché non portava la mascherina all’interno e gli ho chiesto di indossarla – racconta Filippo Feroldi, dipendente del punto vendita – si tratta di un episodio limite, ma non ci sentiamo sicuri». A preoccupare i dipendenti non c’è solo la mancanza di dispositivi di protezione, ma anche l’assenza di screening. «In questi mesi non siamo stati sottoposti nemmeno ad un test sierologico – spiega una lavoratrice, Katiuscia Pantani – eppure siamo a contatto con migliaia di persone ogni giorno. In uno dei punti vendita toscani, dopo che era emersa la positività al virus di un collega, è stata disposta la sanificazione ad opera di un’azienda specializzata solo venti giorni dopo». Sulla pulizia si concentrano i malumori maggiori. «A marzo ci furono fornite solo tre visiere per punto vendita – proseguono le delegate Maria Silvia Cavallini e Jessica Calcagno – solo dopo le nostre proteste ne furono date una per dipendente. Inoltre, ci viene chiesto di pulire tutti i locali. Ma il nostro lavoro non è questo ed è folle mischiare la sanificazione con il servizio alle casse. Noi amiamo il nostro lavoro, ma vogliamo sicurezza».
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