Il Tirreno

Empoli

il caso 

Niente maltrattamenti Ma può rivedere la figlia solo una volta a settimana

Matteo Leoni

Dopo averla cresciuta da sola, era stata accusata di sottoporla a riti in vista della possibile infibulazione. Inchiesta archiviata 

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/ VALDELSA

Ha cresciuto la figlia da sola, fino a che un giorno, la bimba aveva compiuto 11 anni, non è stata allontanata da lei. Da un momento all'altro si è trovata sulle spalle un'accusa gravissima, quella di maltrattare la sua bambina.

Una contestazione che l'ha gettata nello sconforto più totale, e che poi per fortuna si è rivelata inconsistente: la Procura di Firenze, infatti, ha archiviato le indagini ritenendo non ci fossero prove. La vicenda è quella accaduta a una donna di circa 40 anni, straniera, residente da anni nel territorio della Valdelsa. Il suo legale, avvocato Amelia Vetrone, spiega che nonostante le accuse siano cadute la sua assistita può vedere la figlia, affidata nel frattempo all'ex compagno e alla nonna paterna, solo una volta a settimana. Sulla questione dell'affidamento della bambina al momento è pendente un giudizio in sede civile.

Come accennato è la storia, questa, di una madre che ha cresciuto la figlia da sola, perché il padre, italiano, ha deciso di non riconoscerla. Poi dopo circa cinque anni c'è stato un riavvicinamento, in particolare tra la bambina e la nonna paterna, che la mamma ha deciso di non contrastare per il bene della figlia. Per motivi organizzativi la piccola per un certo periodo ha anche frequentato la scuola nel paese della nonna, passando a casa sua i pomeriggi. Poi, proprio quando l'organizzazione familiare richiedeva che la bambina tornasse stabilmente nel paese della madre, sono nati i sospetti. La nonna avrebbe riferito alla maestre il timore che la bambina fosse vittima di maltrattamenti.

La madre, sarà questa l'accusa contestata inizialmente dalla Procura, avrebbe costretto la figlia a svegliarsi in piena notte per sottoporla a dei lavaggi con acqua mista a olio di oliva e sale. Presunti riti di iniziazione in vista di sottoporre la bambina alla pratica dell'infibulazione, dopo averla portata a tal fine nel paese di origine. I sospetti sono stati poi ribaditi ai carabinieri anche dalle maestre, e infine dai servizi sociali. La stessa bimba avrebbe confermato in parte le accuse, scrivendo in un tema libero che voleva andare a vivere con la nonna.

La madre però, come ha dichiarato lei stessa agli inquirenti, è di religione cristiana, e nella sua famiglia nessuno ha mai praticato l'infibulazione. Voleva davvero portare la figlia nel suo paese di origine, hanno accertato gli inquirenti, ma per far finalmente conoscere la figlia ai suoi genitori che non l'avevano mai vista. La verità è venuta a galla quando ormai la madre era stata definitivamente allontanata dalla figlia, adesso affidata al padre. Una vicenda nella quale comunque, va detto, non sembrano esserci una parte buona e una cattiva.

Infatti la quarantenne ha presentato a sua volta una querela per calunnia contro l'ex compagno e la suocera, ma anche per questa il pubblico ministero ha presentato al giudice per le indagini preliminare una richiesta di archiviazione. La Procura quindi non ha riconosciuto il dolo, ritenendo probabilmente che i due, così come le maestre e gli assistenti sociali, abbiano agito in buona fede: erano veramente convinti, insomma, che la bambina fosse vittima di maltrattamenti e che rischiasse l'infibulazione se non fosse stata allontanata dalla madre.

Intanto l'avvocato Amelia Vetrone, che assiste la donna, ha presentato richiesta di opposizione all'archiviazione dell'inchiesta per calunnia. Il gip deciderà il 24 marzo 2021 durante un'udienza fissata appositamente. —

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