Gioco
Fiori e lacrime davanti al Mind in ricordo di Erika
A un anno della tragica fine della giovane livornese la famiglia si è ritrovata davanti alla discoteca di Sovigliana dove la ragazza morì
VINCI. C'erano i genitori, la famiglia, gli amici. Si sono ritrovati nella mattinata di martedì 20 ottobre davanti al Mindi, la discoteca di Sovigliana dove la maledetta notte di un anno fa mortì Erika Lucchesi, 19enne livornese, in seguito all'assunzione di sostanze stupefacenti.
Davanti alle porte chiuse del locale hanno ricordato Erika con foto, fiori, messaggi e tante lacrime per un dolore ancora forte. E il prossimo 6 novembre saranno processati con rito abbreviato davanti al gup di Firenze i due imputati per la morte di Erika Lucchesi: il ventottenne tunisino Emir Achour e il ventunenne Matteo Nerbi, uno degli amici di Erika - quest’ultimo assistito dall’avvocato Francesco Atzeni - accusati in concorso di morte in conseguenza di altro reato e di spaccio di sostanze stupefacenti.
In base a quanto ricostruito dalle indagini, coordinate dal pm Fabio Di Vizio, Erika Lucchesi morì nel locale dopo aver accusato un malore provocato dall’assunzione della droga. Il pusher tunisino, che si trovava ancora nella discoteca, venuto a conoscenza del fatto avrebbe regalato le pasticche che gli erano rimaste agli altri avventori, in modo da uscire senza lo stupefacente ed evitare così problemi in caso di controlli da parte dei carabinieri intervenuti sul posto. Emir Achour avrebbe venduto a Erika almeno quattro pasticche di ecstasy. La cessione sarebbe avvenuta sui divanetti della discoteca. La stessa giovane poco dopo avrebbe confidato a un’amica, poi sentita dai carabinieri, di aver assunto quattro pasticche, tutte con impresso il marchio "chanel".
Nel 2018 l’attività della discoteca era stata sospesa dopo un controllo effettuato la notte di Halloween, in occasione del quale i militari trovarono droga già divisa in dosi nel guardaroba e nella hall. Anche la sera della morte di Erika i primi carabinieri a intervenire furono quelli che erano già presenti in borghese nel locale, dove stavano effettuando un servizio antidroga. Fu proprio la loro presenza a indurre il pusher Emir Achour a disfarsi della sostanza stupefacente prima di darsi alla fuga. In questo modo il ventottenne riuscì a passare inosservato, rendendosi poi irreperibile per mesi, fino all’arresto avvenuto in un appartamento a Livorno.
Nel corso della mattinata anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia, si è recato sul posto per portare di persona il saluto e la vicinanza dell'amministrazionale comunale alla famiglia di Erika.
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