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Al telefono col 118 tiene in vita il marito con l’infarto: «Voglio che torni da me»

Andreas Quirici
Al telefono col 118 tiene in vita il marito con l’infarto: «Voglio che torni da me»

Dramma a Santa Maria a Monte per un cinquantenne Il racconto della moglie infermiera all’ospedale di Empoli

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SANTA MARIA A MONTE

La palazzina a due piani a Ponticelli di Santa Maria a Monte, nel quartiere del campo sportivo, è avvolta nel silenzio. Si sentono solo i cani abbaiare nei vari appartamenti della zona. Una calma tipica del lunedì mattina. Un’atmosfera ben diversa dall’incubo in cui è piombata questa tranquilla frazione a due passi dalla Francesca Sud e dal canale Usciana. Domenica scorsa, infatti, sarà ricordata a lungo dal vicinato per le urla di paura e panico lanciate da Barbara Santocono, infermiera del pronto soccorso di Empoli, da poco rientrata a casa dopo il turno del sabato notte al San Giuseppe.

Davide Pietroburgo, suo marito, è stato colto da un infarto. La donna ha effettuato un lunghissimo massaggio cardiaco, terminato solo all’arrivo del personale del 118: un’automedica da Pontedera e l’ambulanza con infermiere a bordo della Pubblica Assistenza di Santa Maria a Monte. Ora la speranza è che quella manovra di rianimazione gli sia stata tanto utile da salvargli la vita.

Il cinquantenne dipendente della conceria Volpi di Ponte a Egola è all’ospedale di Cisanello a Pisa, dov’è stato trasportato con l’elisoccorso. «È intubato – dice la moglie –. Lo terranno così per tre giorni, in modo da far rilassare il cuore. Poi, pian piano, lo sveglieranno per valutare i danni subiti dall’infarto. Non m’interessa sapere come saranno le sue condizioni. L’importante è che torni da me».

Barbara è insieme all’amica Maria, moglie di Antonino Cannatella, il cui figlio è il trait d’union tra le due famiglie. «Barbara e Davide si sono presi cura del mio bambino – racconta Cannatella –. Siamo diventati amici, ma questi momenti sono davvero duri. Speriamo di avere buone notizie dall’ospedale». Antonino ha lasciato un toccante messaggio sulla pagina Facebook di Pietroburgo: «Al mio amico Davide. Al mio fratello Davide che è sempre disponibile e sempre di sostegno, sempre pronti lui e Barbara in qualsiasi momento che abbiamo bisogno. Ricordati che adesso sarò io al tuo fianco. Forza Davide».

Parole che parlano di un uomo originario di Lentini in Sicilia, padre di una ventenne di nome Chiara, amante del ciclismo, sano come un pesce e non fumatore, la cui vita è stata completamente stravolta in pochi minuti. «Ero rientrata dal lavoro da poco – spiega la moglie –. Ci eravamo sentiti al telefono, come la sera prima. Lui mi ha aspettato, ha preparato la colazione che abbiamo fatto insieme. Ho portato fuori il cane, poi sono andata a letto per riposarmi e Davide mi ha seguita. Mi ha svegliato il suo russare in modo anomalo. Non era da lui. Quando l’ho girato ho capito che qualcosa non andava. Era nero in volto, aveva gli occhi sgranati e la schiuma alla bocca».

Il suo lavoro d’infermiera in un ospedale difficile come quello empolese l’ha aiutata. Ma tanto è servito anche l’operatore del 118 a cui Barbara si è rivolta immediatamente. Negli attimi di terrore, in cui si perde l’orientamento, è importante sentire una voce che ti guida: «Mi ha detto di sdraiarlo sul pavimento per effettuare al meglio il massaggio cardiaco. E ho cominciato in maniera ininterrotta. Non volevo smettere, ma non ce la facevo più. Così mi sono affacciata alla finestra e ho chiamato un signore che stava passando in strada. Un minuto, forse due per riposarmi e ho ricominciato. È stato sempre massaggiato fino all’arrivo del 118». Una scena da brividi di fronte agli occhi della figlia. «Chiara urlava – riprende sua mamma –. Mi diceva di non smettere, di non lasciarlo solo perché stava morendo. E io infatti non smettevo, andavo avanti anche se non ce la facevo più».

A distanza di un giorno la voce di Barbara è rotta dalla commozione della tensione: «Non mi sono ancora resa conto di quello che è successo. Mi sembra di essere dentro a un film». —



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