Il Tirreno

Empoli

la vicenda degli alberi 

Il comitato va al contrattacco sui tigli di viale IV Novembre

Il comitato va al contrattacco sui tigli di viale IV Novembre

Contestato l’annuncio del Comune sul via libera arrivato dalla Soprintendenza «Ci sono 8 prescrizioni da seguire prima del taglio, un’altra perizia è necessaria»

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EMPOLI

Gli alberi di viale IV Novembre tornano al centro del dibattito. È il comitato cittadino nato a difesa delle piante, 22 delle quali rientrano nel piano dei tagli del Comune, a riportarcelo.

Replicando all’annuncio dell’amministrazione che aveva certificato di aver ricevuto il via libera dalla Soprintendenza per abbattere quei tigli risultati malati dopo una perizia. «Il Comune ha sbandierato un'autorizzazione, ma in realtà sono arrivate 8 "prescrizioni", cioè disposizioni rigide e obbligatorie da osservare prima di tagliare – spiegano del comitato che conta 2600 iscritti – nemmeno noi sapevamo cosa fossero, ma si tratta di precise disposizioni da adottare prima di "procedere", come è giusto e come abbiamo sempre sostenuto. L'autorizzazione della Soprintendenza era in parte scontata, visto che il Comune non ci ha autorizzato ad effettuare una controperizia da poter opporre alla sua. Ricordiamo che per una perizia con apposite strumentazioni, che avrebbero tagliato la testa al toro, occorre il permesso del Comune, negatoci dopo 4 settimane di attesa; abbiamo fatto ricorso al Difensore civico, un'altra attesa di 3 settimane per sentirci rispondere che il Comune è autorizzato a disporre del verde pubblico. Certo, ma la giunta è pro tempore, e, prima di effettuare operazioni che impattano per decenni sul patrimonio cittadino, dovrebbe essere più disponibile al dialogo e alle proposte della cittadinanza».

Quindi la richiesta, ancora la stessa, di una nuova perizia. «Il comitato non è per il no ad ogni costo. Se gli alberi sono pericolanti è chiaro che vanno rimossi. Ma non sono ripristinabili in caso di errori rilevati da eventuali ricorsi e visto il forte dissenso popolare, chiediamo qualche scrupolo in più, a costo zero per le casse comunali. Forse il Comune non è veramente interessato alla conservazione del suo prezioso patrimonio verde? Le promesse di ripiantumazione? Citiamo gli esempi che abbiamo di zero sostituzioni: piazza Ristori (-49 pini nel 2017, oltre ad altre 22 gli anni addietro); piazza Guido Guerra (interi filari di pini fronte strada); via Bellini (una ventina i pini mai sostituiti); via Cavour e piazza XXIV Luglio (vari pini e platani secolari); via Masini (72 pini in doppio filare, nel 2000 erano 100, abbattuti nel 2011, sostituiti da un solo lato con altra specie incomparabile); viale IV Novembre (16 tigli mancanti). L’assessore (all’ambiente, Massimo Marconcini, ndr) ha detto che forse ne saranno messe a dimora in numero minore, magari non proprio negli stessi posti, magari non della stessa specie. Ma la legge non dice così. I residenti sanno bene che questo viale (22 abbattimenti) li protegge dai treni diesel in sosta per ore, e, con piazza Matteotti (17 abbattimenti), è uno dei polmoni della città. Chiedere ulteriori verifiche ci sembra il minimo. Tra l'altro sono passati 9 mesi dalla perizia di urgente pericolosità e le piante "condannate" sono indenni. Perché (ricordiamo quanto riportato nella perizia stessa), gli alberi sono imprevedibili r sono molti i fattori che incidono su stabilità e pericolosità: ma siccome ne abbiamo bisogno dobbiamo preservarli, e meritano rispetto e manutenzione. Con lo sblocco delle assunzioni finalmente si possono riassumere giardinieri municipali, qualificati e attenti giorno per giorno».

Ma il comitato non si ferma qui. «Abbiamo un perito che è un vero luminare, verrà a giorni a dare il suo parere; se anche lui constaterà la situazione di pericolosità, basta polemiche; però se proporrà soluzioni alternative ai tagli, così come anche Prescritto in primis dalla Sovrintendenza, il Comune non potrà far finta di nulla. Ricordiamo anche che in Procura ci sono diversi esposti riguardo la gestione del verde negli ultimi anni. Ci auguriamo che il Comune voglia ascoltare la voce di 2600 persone del Comitato». —

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