Gioco
Smantellata la filiera del falso di pregio
Anche nell’Empolese alcune aziende confezionavano borse e accessori delle più grandi note case di moda. 47 gli indagati
/FIRENZE
Una banda del falso con basi in provincia di Firenze, in particolare nell'Empolese e nella piana tra Sesto Fiorentino e Lastra a Signa, in grado di confezionare e immettere sul mercato borse e accessori recanti marchi contraffatti delle più note case di moda: tutti pezzi di grande pregio, praticamente identici agli originali. Una filiera del falso che è stata smascherata dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Firenze, grazie a indagini coordinate dalla Dda di Firenze durate tre anni, dal 2016 al 2019. Nove le persone colpite da misura cautelare personale - tra cui nove italiani e una donna croata - tre delle quali sottoposte all'obbligo di dimora e sei a quello di presentazione alla polizia giudiziaria. L'accusa è quella di associazione a delinquere a carattere internazionale finalizzata alla produzione, commercializzazione e ricettazione di prodotti di pelletteria recanti marchi contraffatti. Nel corso delle indagini, coordinate dai pm Giulio Monferini e Giuseppe Ledda, sono stati sequestrati migliaia di accessori e capi contraffatti, per un valore di commerciale di circa 1 milione di euro. I pezzi, tutti prodotti di altissima qualità, venivano rivenduti al dettaglio in un mercato parallelo. Chi acquistava sapeva di avere tra le mani un falso, ma comprava articolo di pregio pagato una cifra pari al 50/75% del costo dell'originale. Nelle indagini figurano complessivamente 47 indagati, tra cui diversi imprenditori dell'Empolese, tutti legati al settore della pelletteria. Quasi tutti italiani, e alcuni cinesi. Secondo i finanzieri al vertice dell'organizzazione c'erano due cinquantenni residenti uno a Sesto Fiorentino e l'altro a Lastra a Signa, entrambi colpiti dalla misura del'obbligo di dimora e già conosciuti alle forze dell'ordine sempre per reati relativi alla contraffazione. Erano intermediari in grado di gestire ogni fase, dal reperimento delle materie prime al confezionamento, alla vendita dei pezzi. Spesso l'organizzazione si serviva delle pelletterie che avevano contratti di licenza ufficiali con le case di moda, e che avviavano così una sorta di produzione parallela degli stessi articoli commissionati ufficialmente, usando addirittura le stesse pelli. Le principali ditte coinvolte nelle indagini, per lo più pelletterie dove avveniva la realizzazione di merce contraffatta, hanno sede nel Fiorentino, a Capraia e Limite, Lastra a Signa, Sesto Fiorentino, Empoli, Vinci, Montelupo Fiorentino, e in provincia di Prato a Poggio a Caiano. I prodotti più falsificati erano quelli di Armani, Balenciaga, Celine, Diesel, Fendi, Givenchy, Gucci, Luis Vuitton, Pandora, Prada, Trussardi, Yves Saint Laurent. La commercializzazione dei capi veniva effettuata tramite buyers esperti in grado di immettere i prodotti su mercati primari internazionali, avveniva anche attraverso canali e-commerce. —
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