Italia
Biglietti e palloncini bianchi. «Ciao Elena, il nostro affetto ti accompagnerà in cielo»
Cerreto Guidi, tanta commozione per l’ultimo saluto alla sedicenne. Intorno alla bara bianca i familiari, gli amici e i compagni di classe del liceo classico Virgilio di Empoli
CERRETO GUIDI. Le mascherine non sono riuscite a nascondere tutto il dolore per una giovane vita spezzata troppo presto. Per Elena Pieragnoli, 16 anni, ieri pomeriggio ha pianto una comunità intera. Una bara bianca al centro del parcheggio del cimitero di via Osteriaccia, a Bassa, a pochi chilometri dal luogo dove è avvenuto l'impatto - in località Soldaini - che ha sconvolto la vita di troppe persone.
Erano in tanti, tantissimi, ieri, per l'ultimo saluto alla studentessa del Liceo classico "Virgilio" di Empoli, morta a seguito di un incidente, giovedì scorso, mentre viaggiava insieme al padre, Massimo (ancora ricoverato al San Giuseppe di Empoli), in sella a una Vespa Piaggio 125 guidata dal genitore.
Ieri, c'era la sua mamma, Stefania, e il fratello minore. E poi i parenti, gli amici, i compagni di classe. Tutti insieme, stretti in un dolore senza fine, per l'ultimo saluto a Elena. «Per la seconda volta, in 13 anni, mi trovo in difficoltà a parlare - ha detto don Marcos Policarpo durante l'omelia - Sono qui a dare l'addio a Elena che, fino a pochi giorni fa, sorrideva, era carica di gioia e di sogni, proprio come tutti i ragazzi della sua età. In questo momento ci sentiamo smarriti, anche arrabbiati. Ma dobbiamo pensare che Elena, ora, ci guarda dalla casa del Padre. In questo momento, il dolore ci attanaglia, ma noi dobbiamo illuminare la morte con la speranza».
«In questi giorni - prosegue don Policarpo, emozionato - ho preso dall'archivio parrocchiale le foto della prima comunione di Elena, nel 2014, e della cresima, nel 2017. Le ho guardate con attenzione e in quegli scatti ho visto una ragazzina timida, ma dal sorriso facile. Elena ha cominciato a frequentare il catechismo nella nostra parrocchia in prima elementare ed è sempre rimasta, insieme alla sua famiglia, vicino alla nostra chiesa. Era bello stare con lei, era bello parlare con Elena».
Un lungo silenzio, mentre gli occhi si riempiono di lacrime. Poi, al termine della cerimonia funebre, i compagni di classe di Elena hanno stretto tra le mani tanti palloncini bianchi. E, a ognuno, hanno attaccato un piccolo biglietto su cui hanno scritto un messaggio da far volare in alto, verso in cielo. «Vogliamo che le arrivi il nostro affetto, lassù, dove si trova adesso», hanno sussurrato, prima di lasciare andare i palloncini bianchi, in silenzio, tutti quanti vestiti con abiti neri. In segno di dolore e di rispetto, verso l'amica con cui hanno trascorso momenti spensierati. E la mente corre sempre lì, a quell'incidente che ha sottratto Elena all'affetto di troppe persone. Giovedì scorso, all'ora di cena, la sedicenne stava rientrando a casa, con il padre, in sella alla Vespa. Stavano percorrendo la strada provinciale della Motta, quando Massimo Pieragnoli (che viaggiava in direzione Mercatale) ha messo la freccia a sinistra per svoltare in via Soldaini. Ma, a quel punto, la Vespa è stata travolta da un furgone alle sue spalle, guidato da un artigiano di Vinci. Le condizioni di Elena sono apparse critiche fin dal primo momento e per lei, purtroppo, non c'è stato niente da fare: è volata via nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, all'ospedale fiorentino di Careggi. «Ci sentiamo tristi e smarriti, lo capisco - conclude don Marcos Policarpo - ma il Signore ci assicura che la morte non ha l'ultima parola sulla vita. Neppure su quella di Elena». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
