La protesta
Una petizione su internet per il defibrillatore nei locali
LIVORNO
Una petizione online per chiedere l’installazione obbligatoria dei defibrillatori nelle discoteche. L’ha lanciata sulla piattaforma Change.org Barbara Bernardoni, la mamma di Erika Lucchesi, 19enne morta il 20 ottobre scorso nella discoteca Mind di Sovigliana, a Vinci, per arresto cardiaco in seguito a un malore dovuto con ogni probabilità a una pastiglia di ecstasy assunta dalla giovane durante la serata. Ieri lo spacciatore è stato arrestato a Livorno, ma la petizione va avanti. E sono già 600 le firme raccolte.
«L’uso del defibrillatore- spiega la mamma di Erika - nei primissimi minuti può salvare la vita, è semplice da usare e inoltre il macchinario valuta se rilasciare o meno la scarica elettrica, e si ferma automaticamente una volta che il battito cardiaco riprende».
Barbara Bernardoni ringrazia i firmatari e racconta: «Cari amici, voglio ringraziarvi per la fiducia che avete riposto in me; la petizione grazie a voi sta andando bene, anche se in molti non riescono a firmare, questo mi preoccupa perché i tempi sono brevi. Ricordo - spiega la donna - che non si deve dare alcun contributo ma basta condividere la petizione. Chiedo a quelle persone che sono riuscite a firmare di aiutare parenti e amici a farlo. Dopo l’esperienza che ho vissuto, sono convintissima che il defibrillatore sia indispensabile per salvare la vita e per un soccorso adeguato. Nel caso di mia figlia - conclude la mamma di Erika - il soccorso del 118 è stato richiesto diverse volte ma l’ambulanza è arrivata senza medico e senza defibrillatore. Due persone della sicurezza hanno provato a salvarla con tutte le loro conoscenze in materia di pronto soccorso, ma questo non è servito a tenere in vita la mia piccoletta. Forse col defibrillatore Erika sarebbe rimasta viva». —
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