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Omid, l’imprenditore sociale al fianco degli ultimi del mondo
Parla l’ex studente del “Pontormo” che ha vinto il premio “Diana Award 2020” «A scuola non c’è spazio per parlare di questioni globali, programmi intoccabili»
empoli
Da un progetto nato al liceo “Pontormo” a una organizzazione internazionale che mira alla risoluzione dei problemi di accesso alla sanità nei Paesi in via di sviluppo e a fornire consapevolezza alle comunità dei livelli base di assistenza. È per questa e altre iniziative che la giuria del “Diana Award 2020” , istituito in onore della Principessa del Galles, ha inserito il nome dell’empolese Omid Gholamzadeh Nasrabadi, 20 anni, tra i vincitori del prestigioso premio per ragazzi under 25 anni che si sono distinti in campo sociale e umanitario nel mondo.
Omid, negli anni del liceo i giovani si appassionano al calcio, alle discoteche, eccetera. Tu invece?
«Io ho avviato da tre anni un percorso che andasse, in parallelo allo studio, in direzione dell’imprenditoria sociale. Ho pensato al campo della salute perché vedo che ci sono problemi in accesso alla sanità e serviva dare un supporto».
Come hai iniziato?
«Al “Pontormo”, dove mi sono diplomato la scorsa estate, prendemmo parte a Simple, un’iniziativa finanziata dall’Ue per promuovere progetti utili a risolvere i problemi della società. Poi tramite uno strumento Google ho conosciuto persone di tutto il mondo che avevano competenze trasversali e unità di intenti, tra cui un coetaneo dell’Uganda con cui ho iniziato a lavorare. Adesso dietro “Aid You” siamo 18 persone, sopratutto da Uganda, Kenya e Italia, i Paesi dove stiamo operando».
Cosa fa nel concreto l’associazione e come si finanzia?
«Miriamo a ridurre i morti per arresto cardiaco, andiamo nelle scuole per parlare dei problemi, e stiamo sviluppando metodologie e-learning per arrivare nelle zone più rurali. Facciamo training ai ragazzi che vogliono avvicinarsi al volontariato e forniamo una piattaforma che permette di connettere i ragazzi con le conoscenze in Basic Life Support con chi ne ha bisogno. Abbiamo presentato il progetto in un evento ad Austin, in Texas, questo ci ha dato visibilità. Siamo supportati da Peace First, un incubatore di Boston, o da altre organizzazioni in Olanda, Stati Uniti e Norvegia, nate per sostenere lo sviluppo di progetti giovanili».
Nell’Empolese non hai trovato compagni di viaggio?
«Al liceo è difficile che qualcuno ti segua, gli strumenti globali permettono di trovare partner a te affini. In classe mia ho convinto due persone a entrare in “Aid You” . L’obiettivo dei prossimi anni è fornire la consapevolezza che creare un progetto in team a impatto sociale è possibile. La scuola italiana dà poca interazione, non c’è spazio per parlare di questioni globali e i professori non possono toccare i programmi didattici. Vorrei che si creassero dei gruppi locali che sostenessero questo progetto. Il sito lo stiamo rifacendo, per chi volesse info contattatemi alla mail omid.gholamzadeh@newhopeu.com». —
daniele dei
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